Regioni, tagli alla sanità: i Governatori salgono subito sulle barricate

sanità toscana ROMA – L’annuncio da parte del premier, Matteo Renzi, di un’ulteriore sforbiciata alle tasse sul lavoro ha qualcosa a che fare anche con la sanità. Infatti la tassa che più grava sul lavoro (e sulle buste paga) è l’Irap, che serve esclusivamente a finanziare la spesa sanitaria. Quest’ultima è stata calcolata in 110 miliardi di euro, terza solo a quelle sulle pensioni (270 miliardi ) e sugli stipendi (170).

GOVERNATORI – Alle dichiarazioni del premier è scattata subito la rivolta delle regioni. I Governatori infuriati hanno immediatamente opposto strenua resistenza; dalle Alpi allo Stretto tutto un coro di no. Quello toscano Rossi, da buon veterocomunista, ha consigliato di intervenire, invece che sulla spesa sanitaria, sulle pensioni dei ricchi, quelle sopra i 3.000 euro mensili, dette comunemente pensioni d’oro.

RISPARMI – Nella sanità esiste invece un ampio spazio per risparmiare, a livello nazionale. Prendendo i dati dai bilanci delle regioni, si rileva che alcune sono in salute (Lombardia, Emilia, Toscana) altre hanno invece passivi astronomici. Sono proprio quelle, in generale, che non hanno ancora stabilito la centralizzazione degli acquisti su larga scala. Per dare un nuovo taglio all’Imposta regionale sulle attività produttive (di un altro dieci per cento) sono necessari un paio di miliardi di euro. Questo è il limite minimo consigliato da Cottarelli, che potrebbe esser raggiunto attraverso la fissazione di costi standard a tutte le regioni, imponendo loro di non superare un prezzo limite nelle forniture. Ma non sarà un’impresa facile, anche perché il ministro della sanità, pur di limitare i danni per il suo dicastero, si allea talvolta con i presidenti delle regioni, intenzionati a conservare il business.

LETTA – MONTI – Come è accaduto con il Governo Letta, quando fu sventato il progetto del Tesoro di tagliare quasi quattro miliardi di euro. Replay di quello che avvenne prima col governo Monti, quando, nel decreto pomposamente intitolato Salva Italia (e ne abbiamo viste le conseguenze), invece di un taglio di due miliardi al fondo sanitario furono introdotti aumenti delle accise della stessa entità. I presidenti di Regione si sono già coalizzati per elaborare una strategia per rintuzzare i propositi del governo.

REGIONI – Per chi deve stringere la cinghia la tesi è sempre la stessa: risparmiare si può, ma ci vuole tempo. e infine una riflessione di carattere generale: i risparmi vanno fatti sull’assetto complessivo delle regioni, enti che spendono e spandono senza controllo e nei confronti dei quali sono aperte inchieste quasi ovunque. Se si vuole davvero risanare la spesa pubblica, che è cominciata ad andare fuori controllo proprio da quando esistono le Regioni, è da questi enti che si deve cominciare a razionalizzare. Nel tentativo di far quadrare i conti senza pesare sulle necessità dei cittadini.

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