Pd: Renzi prudente, rinviata la resa dei conti. Ma resta la profonda spaccatura con Civati & compagni

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ROMA – Nessuna resa dei conti. L’assemblea del Pd che avrebbe potuto segnare una rottura nei rapporti tra Matteo Renzi e la minoranza del partito si conclude con un nulla di fatto. Ma la contesa è tutt’altro che risolta, ne è stato solo rinviato l’esito. Aperta la riunione si notano le assenze di D’Alema (in polemica con il segretario) e Bersani (che accusa un mal di schiena), mentre nelle dichiarazioni preliminari ai giornalisti si evidenzia la minaccia di scissione evocata da Civati.

MISURATO – Dal palco Renzi però sceglie una linea misurata, non troppo aggressiva, anche se si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Il Pd – spiega  – non è un partito che va avanti a colpi di maggioranza ma sia chiaro che non starà fermo per i diktat della minoranza. Abbiamo il dovere di corrispondere all’impegno preso con gli italiani e non staremo fermi nella palude per guardare il nostro ombelico».  E rivendica: «Grazie al Pd Grillo è sparito. Anche i Forconi potrebbero andare solo a Chi l’ha visto». Invita il partito a pensare al posto dell’Italia nel mondo e a non perdersi ‘nelle beghe interne’. Lancia quindi una stoccata a D’Alema: «Noto un certo richiamo all’Ulivo molto suggestivo e nostalgico, ricordo cosa diceva l’Ulivo sul bicameralismo, quello che non ricordo è come si possa aver perso 20 anni di tempo senza aver realizzato le promesse delle campagne elettorali». E infine l’ultimo affondo: «Chi vuole cambiare segretario si metta il cuore in pace: ha tempo da qui al 2018». Una stoccata anche contro i magistrati: «Chiedo di arrivare velocemente ai processi e alle sentenze. Quando leggo numerose interviste di magistrati che commentano le leggi che stiamo facendo, vorrei ringraziarli, ma credo che debbano parlare un po’ di più con le sentenze e non con le interviste».

REPLICA – Fassina dal palco replica a muso duro: «Se vuoi andare ad elezioni dillo, smettila di scaricare la responsabilità sulle spalle degli altri. La minoranza non fa diktat e non vuole andare al voto prima del 2018. Non ti permetto più di fare caricature di chi la pensa diversamente da te, è inaccettabile». Gianni Cuperlo frena invece sulla scissione, ma lancia un monito al Segretario:  «Accantoniamo questa parola, facciamo finta che non sia mai stata pronunciata. Il Pd è la nostra famiglia e qui noi vogliamo restare anche se non è ancora il partito che avevamo immaginato e l’inchiesta Mafia Capitale lo dimostra». Civati, che in apertura di assemblea aveva minacciato una scissione, alla fine afferma: «In un anno con Renzi si è passati dalla speranza alla paura». Poi avverte: «La scissione? sarà cruciale l’elezione del Capo dello Stato».

DEMAGOGIA – Infine la replica finale di Renzi, che ha risposto alle osservazioni della minoranza e ha concluso: «Abbiamo parlato di tutto e dovremo ancora discutere, abbiamo riflettuto di noi del nostro presente e del nostro passato, ricordandoci reciprocamente le nostre pagine di storia. Ma oltre a contenderci il passato dobbiamo contenderci il futuro con una destra che sta cambiando e che sta giocando la carta della demagogia e del populismo». L’annunciata ‘conta’ interna al Partito democratico alla fine non si verifica. Il segretario premier Matteo Renzi sceglie infatti di non mettere ai voti in assemblea, dove del resto ha una maggioranza schiacciante. La scissione è dunque rinviata; restano comunque gravi contrasti e divisioni non sopite che sono destinate prima o poi (più prima che poi) a esplodere nuovamente. E allora veramente ciascuno andrà per la sua strada.

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