Toscana, primarie Pd: Luciano Modica ha raccolto 4 mila firme. Ma ha solo una settimana per tentare di sfidare Rossi

Luciano Modica, il probabile sfidante di Rossi alle primarie del Pd toscano
Luciano Modica, il possibile sfidante di Rossi alle primarie del Pd toscano

FIRENZE – L’assalto alla «fortezza primarie» in vista delle elezioni regionali del maggio 2015 è una lotta contro il tempo. In poco meno di due settimane i fedelissimi del deputato Pippo Civati hanno raccolto finora 4 mila firme fra gli iscritti del Pd toscano per lanciare ufficialmente la candidatura alla presidenza della Regione del professor Luciano Modica contro il governatore uscente, Enrico Rossi. Di firme per aprire le primarie ne servono però 9 mila: e quindi ancora più della metà.

Modica, sostenuto dalle sue roccaforti pisana e pratese in primo luogo, sta moltiplicando gli sforzi e gli incontri in tutte le città toscane fra simpatizzanti e iscritti del Pd, con assemblee anche di centinaia di persone.

L’ex sottosegretario del Governo Prodi II conta sul fattore ricorsi. Dagli iniziali 15 giorni per la raccolta firme, la cui scadenza era stata fissata alle 18 del 27 gennaio, si è passati infatti al 1 febbraio, dopo il parziale accoglimento di un primo ricorso dei civatiani contro le regole votate dal plenum del partito regionale il 10 gennaio.

Il segretario Dario Parrini, renziano, aveva fatto approvare un regolamento che stabiliva tempi abbastanza stretti per la raccolta firme a sostegno di candidati alternativi a Enrico Rossi e, soprattutto, un’asticella alta: il 15%, come da statuto, degli iscritti al partito ma non a fine 2014, bensì a fine 2013, molti di più (circa 60 mila) di quelli tesserati l’anno scorso.

Adesso, e nei prossimi giorni se ne conoscerà l’esito, sul tavolo della Commissione di garanzia nazionale del Pd c’è un secondo ricorso, col quale Modica e i civatiani puntano a far saltare la norma sugli iscritti 2013, rivendicando la necessità logica di calcolare il numero delle firme indispensabili alla candidatura dell’ex rettore dell’Ateneo di Pisa sulla base degli iscritti al partito regionale a fine 2014. Il nuovo ricorso, inoltre, se accolto, potrebbe quantomeno assegnare qualche giorno in più oltre il 1 febbraio per raccogliere le firme e giungere a quota 9 mila.

Una sfida ancora tutta in salita per gli avversari di Enrico Rossi. Il presidente uscente, dal canto suo, deve far fronte a seri problemi di immagine, la cui sostanza è politica: il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio di sua moglie, Laura Benedetto, ex direttore generale dell’Asl 7 di Siena, e il possibile rinvio a giudizio anche di lui stesso. Rossi è infatti indagato dal 2012 con l’accusa di falso ideologico nella vicenda del «buco» di bilancio dell’Asl 1 di Massa. Fin dall’estate scorsa il governatore ha messo le mani avanti: «Se anche dovessi essere rinviato a giudizio la mia candidatura resterebbe in piedi», aveva dichiarato, convinto delle sue buone ragioni anche in punta di diritto. La direzione regionale del partito ha chiarito che l’obbligo di dimissioni per Rossi scatterebbe, a termini di statuto, solo in caso di «reati che prevedano l’arresto in flagranza», e non è questo il caso delle accuse mosse dal pm al presidente della Regione.

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