Rientro dei foreign fighters: un pericolo per l’Italia e per l’Europa

ROMA – Mentre si avvicina la caduta di Raqqa, la roccaforte del Califfato in Siria, l’intelligence italiana alza il livello d’attenzione sui cosiddetti returnees, i foreign fighters che cercano di rientrare in Patria. Il tema sarà anche all’ordine del giorno della riunione dei ministri dell’Interno G7 che Marco Minniti presiederà la prossima settimana a Ischia.

ISIS – La stima degli stranieri andati a combattere sotto le insegne dell’Isis in Siria ed Iraq si aggira intorno a 25-30mila persone, di cui 5mila europei. Per l’Italia si parla di 125-130 soggetti, un numero nettamente inferiore a quello di altri Paesi europei come Francia e Belgio. Ma la guardia è alta anche perché, come ha sottolineato Minniti, questa diaspora di ritorno si materializza in fughe individuali che potrebbero  utilizzare la stessa rotta dei trafficanti di esseri umani e quindi arrivare in Libia attraverso i confini meridionali.

MISSIONE MILITARE – Anche per questo motivo, l’Italia punta ad un presidio più efficace di quei confini desertici che, nelle parole del titolare del Viminale, sono la porta d’ingresso all’Europa: c’è allo studio una missione militare insieme a Francia e Germania per creare una guardia di frontiera con le forze di Mali, Niger e Ciad.
Il monitoraggio dei combattenti che in qualche modo hanno avuto a che fare con l’Italia e dei loro contatti è dunque al massimo livello da parte di forze di polizia ed intelligence. Una valutazione delle situazioni più delicate viene fatta periodicamente al tavolo del Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa). Proprio pochi giorni fa è stato arrestato dall’Antiterrorismo a Ferrara il tunisino Anis Hannachi, fratello di Ahmed, il killer di Marsiglia: secondo gli investigatori francesi l’uomo ha combattuto per due anni tra le fila dell’Isis in Siria ed Iraq.

FOREIGN FIGHTERS – Tra i foreign fighters ci sono anche una ventina di italiani di passaporto. Il primo caso noto è quello del genovese Giuliano Delnevo, morto in Siria nel 2013. C’è poi la vicenda di una giovane coppia di combattenti, Francesco Cascio e Laura Bombonati. L’uomo sarebbe stato ucciso in Siria lo scorso dicembre, mentre la donna è stata arrestata con l’accusa di terrorismo internazionale. Tra gli altri italiani ci sono Maria Giulia Fatima Sergio, partita per la Siria nel 2014 insieme al marito albanese; Alice Brignoli che ha portato in teatro di guerra anche i tre figli; infine Mario Sciannimanica, che farebbe parte del gruppo informatico che gestisce la propaganda del Califfato.

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