Sanità: sistema emergenza-urgenza rischia collasso. I medici: serve tavolo ministeriale. Stop precariato

FIRENZE – È allarme per l”area dell”emergenza-urgenza. Poche le risorse disponibili, il che ha portato a un impoverimento progressivo del settore. In questi anni sono stati tagliati migliaia di posti letto, i Pronto soccorso sono sotto organico e spesso senza medici specializzati, il 118 è sempre più in affanno e sempre più frequentemente le regioni ricorrono alla demedicalizzazione dei mezzi o alla riduzione degli operatori presenti nelle ambulanze.

La denuncia è del presidente di Fimeuc Giovanna Esposito, intervenuta, a Firenze, al congresso della Federazione della medicina di emergenza urgenza e delle catastrofi. «A livello strutturale – ha aggiunto -, ricordiamo che l’organizzazione e i protocolli di intervento sono ancora a macchia di leopardo, anche a causa della confusione regionalista, con una molteplicità di soggetti che compongono il sistema e che non consentono, spesso, una riposta unitaria.
Eppure, con abnegazione il sistema riesce ancora a garantire 20 milioni di interventi l’anno, ma la situazione è al di là della soglia di criticità. Siamo al rischio di collasso». Per il segretario Fimeuc Fabiola Fini, spiega una nota, «assistiamo a una giungla di contratti, con zone grigie di vero e proprio
sfruttamento, con medici a gettoni e con accordi di lavoro anomali. Pensiamo sia importante che il ministero della Salute avvii un censimento della realtà». Esposito e Fini chiedono un tavolo al Ministero e con le Regioni prima della chiusura della legislatura per avviare l’iter di un provvedimento normativo che
istituisca i nuovi Dipartimenti integrati di emergenza-urgenza. Dal punto di vista professionale occorre invece che si metta fine alle diverse forme di precariato e si completi nelle Regioni il passaggio a dipendenza dei convenzionati, con l’obiettivo di un futuro contratto unico dei professionisti del
settore.

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