Cassazione: nuovo giudizio per Banca Etruria. Ma slitta di un anno a Firenze il processo d’appello

ROMA – La Corte di Cassazione, con la sentenza 15279, ha disposto un nuovo giudizio presso il Tribunale del riesame di Arezzo che dovrà valutare se gli oltre 700mila euro corrisposti, nel giugno 2014, all’ex direttore generale della Banca Popolare dell’Etruria, Luca Bronchi, a titolo di incentivo all’esodo possa integrare il reato di bancarotta preferenziale. Il pagamento era avvenuto a seguito di un accordo transattivo deliberato dal Cda della banca, in sede di risoluzione del rapporto di lavoro, quando la situazione di insolvenza era ormai stata accertata dagli organi ispettivi di Bankitalia e in pendenza di un procedimento amministrativo nei confronti del d.g. che si era poi concluso nel settembre successivo con la richiesta di irrogazione di sanzioni pecuniarie. Una parte soltanto della somma – 474mila euro (pari alla indennità supplementare) – era stata sottoposta a sequestro preventivo, dal momento che l’altra era stata ritenuta corrispondente alla “indennità di preavviso”, comunque dovuta.

Intanto slitta di un anno, al 9 aprile 2019, il processo d’appello di Banca Etruria relativo al filone sull’ostacolo alla vigilanza. Il rinvio è stato deciso stamani in Corte di Appello a Firenze. Nel processo di primo grado, tenutosi ad Arezzo, l’ex presidente di Banca Etruria Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e il funzionario David Canestri erano stati assolti dall’accusa di aver impedito agli ispettori di Bankitalia di ottenere una piena informazione sui profili relativi all’operazione Palazzo della Fonte, lo spin off immobiliare che secondo la procura configurava il reato di ostacolo alla vigilanza, anche se non il falso in bilancio, come pure era stato ipotizzato nella relazione ispettiva di Bankitalia da cui era nato il filone d’indagine. Il giudice Anna Maria Loprete, in primo grado, assolse gli imputati e nella stessa circostanza la procura presentò ricorso contro il verdetto.

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