Venezia, terrorismo: condannati quattro kosovari, progettavano attentato al Ponte di Rialto

VENEZIA – Il tribunale conferma in primo grado l’esistenza di una cellula jihadista nel cuore di Venezia, un gruppo di giovani kosovari che dietro a un normale impiego come camerieri in alcuni locali del centro storico celavano il progetto di un attentato clamoroso, addirittura al Ponte di Rialto.
La sentenza di condanna è stata emessa nell’aula bunker di Mestre dal gup Massimo Vicinanza con rito abbreviato, nei confronti di Arjan Babaj 28 anni, considerato la mente del gruppo, al quale sono stati inflitti cinque anni di reclusione, e di Dake Haziraj (27) e Fisnik Bekaj (25), condannati a quattro anni. Per tutti e tre al termine della detenzione scatterà l”espulsione. La pm Francesca Crupi aveva chiesto una pena di 4 anni e otto mesi per tutti.
Assieme a loro la cellula avrebbe compreso un minorenne, già condannato a quattro anni e otto mesi. Le indagini di
carabinieri e polizia, concluse con un blitz all’alba nel marzo dello scorso anno, aveva bloccato in un appartamento a due passi da Piazza San Marco i quattro. In quei locali studiavano il Corano e la propaganda dell’Isis, progettando un attentato a Rialto per guadagnarsi il Paradiso. Haziraj aveva minacciato il suo datore di lavoro e c’era il sospetto che il gruppo potesse avere delle armi.
Nel corso del processo, svoltosi a porte chiuse, i tre hanno sempre sostenuto la loro innocenza, sostenendo la tesi del
fraintendimento nelle traduzioni delle intercettazioni, fornendo anche alcune, definite più accurate di quelle dell’accusa. Tra gli argomenti a discolpa vi è anche un particolare che potrebbe risultare ironico: la ricerca da parte del gruppo di un mitragliatore kalashnikov sarebbe stata giustificata per andare a caccia.
Un’altra condanna a cinque anni, sempre per terrorismo internazionale di matrice islamica e istigazione alla jihad
armata, è stata emessa dal Gup di Bari nei confronti del 38enne ceceno Eli Bombataliev, arrestato a Foggia nel luglio
scorso dalla Dda di Bari. E resta in carcere il 59enne di origini egiziane Abdel Rahman, presidente dell’associazione
culturale islamica “Al Dawa” di Foggia, accusato di aver indottrinato al martirio una decina di bambini durante lezioni di religione.

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