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Gilet gialli: il movimento appassito in Francia sta proliferando in molti altri Paesi

Scritto da Paolo Padoin domenica, 16 Dicembre 2018 18:12 @ 18:12 in Cronaca,Cultura,Economia,Lente d'Ingrandimento,Politica | No Comments

Manifestazione contro ogni forma di razzismo. Migranti col gilet giallo, ora di moda

La protesta contro il carovita dei gilet gialli comincia a sgonfiarsi in Francia, ma intanto fa proseliti in diversi paesi europei, arrivando addirittura anche in Israele e in Tunisia. Facilmente reperibile nei negozi, il giubbotto catarifrangente è diventato simbolo di rabbia sociale, ma viene utilizzato anche per altri scopi di protesta. Ecco una panoramica:

Belgio: dopo due sabati di violenti scontri a Bruxelles, i gilet gialli sono tornati anche a manifestare contro il carovita nella capitale belga. Almeno 90 persone sono state arrestate durante la manifestazione di destra contro il Global compact. La polizia della capitale belga, ha usato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per calmare i manifestanti. Sei persone sono sospettate di reati specifici come danni alle proprietà, resistenza all’arresto e traffico di droga, e sono stati trattenuti almeno una notte. Ulteriori procedimenti giudiziari contro di loro dovrebbero essere decisi lunedì.

Bulgaria: nel paese si sono svolte quest’anno diverse manifestazioni contro l’alto costo della benzina, con rivendicazioni simili a quelle della protesta in Francia. L’11 novembre erano arrivati a migliaia a Sofia scegliendo come simbolo abiti e bandiere blu, ma nelle ultime proteste molti hanno scelto il giubbotto giallo.

Catalogna: per i secessionisti catalani il giallo è il colore dei nastri che ricordano i loro leader in carcere, mentre i blocchi stradali sono stati usati più di una volta come mezzo di protesta. Lo scorso weekend molti separatisti hanno indossato gilet gialli in una manifestazione di protesta in cui sono state bloccate diverse strade della regione spagnola.

Germania: in questo paese non è nato un movimento di protesta ispirato alla Francia. Ma alcuni ferrovieri in sciopero hanno indossato lunedì dei gilet gialli. E il primo dicembre, alle manifestazioni organizzate dal movimento populista di estrema destra Pegida contro la firma del
Global Compact sui migranti, molti indossavano giubbotti gialli.

Gran Bretagna: un gruppo di una sessantina di manifestanti pro-Brexit ha indossato ieri dei giubbotti gialli durante un’azione di protesta sul ponte londinese di Westminster. I manifestanti chiedevano Brexit ora! e le dimissioni della premier Theresa May.

Israele: diverse centinaia di persone hanno manifestato ieri a Tel Aviv contro il carovita, indossando gilet gialli. Fra le loro richieste vi è l’abolizione di una serie di monopoli, in modo da
favorire la concorrenza e abbassare i prezzi. Già nel 2011 migliaia decine di migliaia di israeliani avevano preso parte a proteste control’alto costo della vita e degli affitti, ma senza ottenere risultati
concreti.

Montenegro: la scorsa settimana circa 2mila manifestanti filorussi hanno sfilato a Podgorica per chiedere la liberazione di loro leader arrestati. I dimostranti indossavano gilet gialli, anche se la loro protesta non sembra aver molto in comune con quella francese.

Tunisia: ieri è stata annunciata la nascita di un movimento di protesta di gilet rossi, che promette manifestazioni civili e pacifiche contro il carovita. La mobilitazione, iniziata a novembre su Facebook, ha messo in allarme le autorità che hanno sequestrato un ingente numero di giubbotti, sia rossi che gialli, in un magazzino di Sfax.

Egitto: per evitare il contagio della protesta francese, il governo ha vietato la vendita di giubbotti gialli. Saranno possibili eccezioni solo su specifica autorizzazione della polizia.

Italia: Nelle ultime manifestazioni si sono visti anche da noi i gilet gialli a Roma e a Milano. Soprattutto a Roma molti migranti, istruiti dalle associazioni e dai partiti di sinistra, hanno manifestato contro Salvini e contro il Governo. Scendono in strada spinti da qualcuno proprio quei migranti e richiedenti asilo che sono stati accolti a braccia aperte e assistiti da Stato, enti locali e associazioni.  Indottrinati da chi li assiste con carità pelosa,  sono reclutati e indirizzati contro il Governo per convenienza politica di quei partiti che sperano di far ottenere loro la cittadinanza per avere un serbatoio di voti, quei voti che non riescono più a recuperare fra i cittadini italiani.


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