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Pensioni d’oro: il nuovo contributo di solidarietà è ritenuto incostituzionale da molti esperti

Scritto da Paolo Padoin sabato, 05 Gennaio 2019 16:03 @ 16:03 in Cronaca,Economia,Lente d'Ingrandimento,Pensioni,Politica | 6 Comments

Il taglio alle pensioni d’oro tanto voluto da Giggino Di Maio nell’ultima manovra economica potrebbe avere vita breve. Come già successe cinque anni fa, anche questa volta la Corte costituzionale potrebbe bocciare la misura che a suo tempo era stata introdotta da Mario Monti e poi da Enrico Letta. Lo hanno affermato molti esperti, giuristi e costituzionalisti, tenendo conto di precedenti sentenze in proposito emesse dalla Consulta, e adesso il sospetto viene sollevato anche dall’ex magistrato Domenico Cacopardo che su Italia oggi spiega – con tesi per la verità un po’ azzardata, ma in parte condivisibile – come solo i 90enni oggi godono di una pensione solo retributiva, tutti gli altri hanno costruito il loro assegno sulla base del sistema contributivo.

In realtà sembra che Cacopardo non ricordi che il calcolo della pensione col solo sistema contributivo è iniziato il 1° gennaio 2012, fino al 31 dicembre 1995 era in vigore il sistema retributivo, poi negli anni seguenti ha iniziato a diventare via via più importante la parte contributiva rispetto alla retributiva, col sistema cosiddetto misto. 

Secondo Cacopardo, il risparmio ottenuto dai tagli «non è tale da influire in modo significativo sulle pensioni non d’oro. Il taglio dovrebbe mettere a disposizione del governo una cifra inferiore ai 28 milioni di euro che, di fronte alla spesa previdenziale, sono il classico cucchiaino di fronte all’immensità del mare. Quella del governo insomma è una esplicita punizione per chi ha lavorato in posizioni di alta responsabilità amministrativa e sociale, oltre che una soddisfazione regalata a chi non ha lavorato o ha lavorato in posizioni subordinate, senza nessun beneficio pratico».

Il contributo di solidarieta’ e’ gia’ stato scrutinato e validato da Corte Costituzionale e CEDU; almeno quello di Letta del 2014 triennale. L’attualeversione di contributo  potrebbe debordare dai principi fissati dalla Consulta, in particolare per quanto riguarda la non reiterabilita’, la durata(5 anni!), il legittimo affidamento (visti gl importi).

Questa seconda parte del ragionamento di Cacopardo è molto più convincente ed è condivisa da una buona parte di esperti e costituzionalisti, tranne quelli che evidentemente hanno consigliato il governo gialloverde.

Il quale dovrebbe invece lottare più decisamente contro l’evasione e l’elusione fiscale. Ogni anno sfuggono alla Stato 132 miliardi di evasione fiscale e  10 di evasione contributiva, su cui si sono invece fatti condoni tombali, favorendo indirettamente gli evasori fiscali, mentre con altri provvedimenti si  punivano i titolari di pensione! Per privilegiare fannulloni e nullafacenti con il reddito di cittadinanza.


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