Lega e Salvini: da via il prefetto a viva i prefetti. Prima volevano abolirli, adesso ne moltiplicano i poteri

La direttiva di Salvini ai prefetti, con la quale si chiede ai rappresentanti del Governo d’intervenire per eliminare il degrado nelle città, là dove i sindaci non intervengano, sta suscitanto un vespaio. Al di là dei sindaci che protestano per motivi eminentemente politici, è il caso del Presidente dell’Anci De Caro o dei soliti sindaci di Napoli De Magistris e di Palermo Leoluca Orlando, ci sono però altri sindaci, come Nardella che sottolineano la collaborazione sempre esistente fra prefetti e sindaci, tanto che a Firenze l’ordinanza del prefetto Laura Lega, battistrada insieme alla collega di Bologna, Patrizia Impresa, è stata emanata dopo esame ed accordo in seno al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Il sindaco di Brescia poi, Emilio Del Bono, si chiede, come molti si sono chiesti anche fra mass media e opinione pubblica: «ma la Lega e Salvini non volevano l’abolizione dei prefetti? Non dicevano che erano inutili? Hanno cambiato idea? Vogliono abolire i sindaci?». Le critiche di Del Bono si aggiungono a quelle di tanti altri sindaci che hanno manifestato più di una contrarietà rispetto alla direttiva del ministro degli Interni, che di fatto affida ai Prefetti il compito di individuare le aree degradate dei singoli centri urbani e di intervenire per riportare ordine e decoro laddove sia necessario.

In realtà bisogna andare non molto indietro nel tempo per trovare le ultime esternazioni antiprefettizie di Salvini (in epoca antecedente al suo ingresso al Ministero dell’Interno), mentre la lotta della Lega (movimento)  per il federalismo e contro i prefetti (via i prefetti e i segretari comunali per lasciare campo libero ai sindaci e alle autonomie locali), risale ai primordi del Movimento, quando la Lega era ancora Lega Nord, gestiva il giornale La Padania e prendeva direttive da un parlamento parallelo, il Parlamento padano, insediato in un antico maniero di Chignolo Po (ero allora prefetto di Pavia e ricordo bene quei momenti).

Ma ancora sei anni fa, il 15 luglio 2013, un documento dell’ufficio politico federale della Lega costituiva la base di una proposta di legge che Matteo Salvini rilanciava per raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione delle prefetture.  Vi si leggeva questa frase: «E quindi chiaro che il prefetto si pone in netta contrapposizione con le esigenze di un vero decentramento dei poteri in favore delle autonomie locali e di ogni vera riforma federale del Paese». La riedizione della famosa frase Via il prefetto! del Presidente Luigi Einaudi. Ma anche più tardi, poco prima delle ultime elezioni politiche, Salvini l’1 agosto 2017  aveva promesso: «Quando saremo al governo faremo quel che non abbiamo fatto anni fa quando già eravamo al governo. Cancelleremo la figura più inutile della democrazia italiana che è il prefetto».

Pare di sognare, ma si tratta dello stesso Salvini che oggi, diventato vicepremier e ministro degli Interni, ribalta e contraddice le sue tesi neppur troppo antiche. Vuole i superprefetti, anzi le superprefette, viste le citazioni dei casi di Firenze e Bologna, al fine di aver ragione dei balordi e della microcriminalità nei quadranti più sensibili delle città italiane, definite le zone rosse. Quanta differenza con i propositi di quel documento leghista dove si leggeva: «Il prefetto infatti, essendo l’emanazione periferica dello Stato sul territorio, è sinonimo di centralismo. Ecco perché mantenere la figura del prefetto significa mantenere un controllo finale dello Stato centrale sulle autonomie locali che, invece, hanno il diritto di autogovernarsi all’interno di un sistema che si voglia configurare come federale». Già il famoso federalismo ormai sparito dall’orizzonte dei vari governi.

Molti considerano quasi inspiegabile la mutazione improvvisa della Lega e del suo condottiero, passati dall’attacco frontale alla figura dei prefetti al conferimento tout court di poteri quasi straordinari in materia di ordine pubblico nelle città. Ma è una circostanza facilmente spiegabile. La Lega è nuovamente approdata al Governo, e questa volta in una posizione di assoluta preminenza, e non di subordinazione al Cavaliere come nel 1994 e nei governi successivi. Senza dimenticare la circostanza che qualunque ministro o sottosegretario, da Maroni nel 1994, a Napolitano, adesso a Salvini, una volta resosi conto di come funziona l’apparato centrale, ma soprattutto periferico, del Ministero dell’interno e degli uffici a questi collegati, si è convinto di avere una macchina affidabile, perfettamente collaudata, in grado di intervenire con successo nelle situazioni più delicate. E ha conseguentemente deciso di valorizzarla.

L’attuale (falsa) contrapposizione con i primi cittadini, instillata ad arte da un lato da alcune improvvide dichiarazioni del ministro, dall’altro dalla propaganda politica dei sindaci di sinistra, non è condivisa e non piace neppure agli stessi prefetti che hanno sempre cercato di risolvere, e ci sono quasi sempre riusciti, i problemi di sicurezza e di ordine pubblico, quelli di coesione sociale e dell’immigrazione, con la collaborazione ed il consenso prezioso dei sindaci, ai quali le collettività locali giustamente fanno riferimento. E del resto neppure nella direttiva salviniana, al di là di alcune frasi ad effetto, si rinnega il principio che comunque tutto deve passare attraverso il vaglio del Comitato provinciale dell’ordine e la sicurezza pubblica, nel quale prefetti e sindaci coabitano e collaborano. E passate le polemiche continueranno a farlo per il bene delle popolazioni.

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