Ultime proiezioni europee: Lega 33%, Pd 22,5%, M5s 17,7%. Salvini ora detta l’agenda di governo: con la Tav in testa

ROMA – Ecco il nuovo scenario, anche per la politica nazionale, dopo il voto per le europee di domenica 26 maggio. Secondo la VI proiezione del Consorzio Opinio Italia per Rai sulle elezioni europee in Italia, con una copertura del campione del 67%, la Lega è al 33,8%, il Pd è al 22,5% e il Movimento 5 Stelle è al 17,7%. Seguono Forza Italia all’8,9% e Fratelli d’Italia al 6,4%. Poi tutti gli altri partiti che però non superano lo sbarramento del 4%, necessario per ottenere seggi in Europa.

Matteo Salvini, dunque porta la Lega ben oltre il 30%, primo partito d’Italia, e si appropria dell’agenda del governo, a partire dalla Tav. L’esecutivo va avanti serenamente, assicura il ministro dell’Interno. Ma le elezioni europee terremotano i gialloverdi in una nuova fase politica. Il Movimento 5 Stelle, secondo le proiezioni che si susseguono nella notte, crolla, pagando un prezzo pesantissimo per l’esperienza di governo: perde una quindicina di punti in un solo anno, scende sotto il 18%. Luigi Di Maio, che resta a lungo in silenzio, si vede scavalcare da Nicola Zingaretti, che riporta il Pd alla centralità, oltre il 20%. FI sembra attestarsi intorno al 9%, FdI sfiora il 6%. Gli altri partiti restano sotto la soglia di sbarramento del 4%. In una tornata che mette in ballo anche 3800 Comuni, il centrodestra guidato da Alberto Cirio si avvia verso la vittoria in Piemonte contro l’uscente Sergio Chiamparino. L’affluenza, che in tutta Europa raggiunge livelli record, chiude in calo rispetto al 2014: alle 23 ha votato il 55,97% degli aventi diritto, due punti in meno rispetto a cinque anni fa.

Secondo Di Maio, che non commenta pubblicamente il voto ma lascia trapelare alcune considerazioni, è stato l’astensionismo, soprattutto al Sud a penalizzare il M5s. «Restiamo ago della bilancia in questo governo», è la sua considerazione, con cui sembra implicitamente cedere lo scettro a Salvini. La Lega potrebbe chiudere oltre il 33%, un punto in più di quanto un anno fa il Movimento aveva preso alle politiche.
Il leader della Lega, che fa sapere di aver sentito Viktor Orban e Marine Le Pen, non nasconde qualche preoccupazione per i prossimi mesi. In uno scenario in cui i sovranisti vincono ma non sfondano, mentre popolari e socialisti calano ma lavorano a una nuova alleanza, il governo gialloverde rischia di ritrovarsi isolato in Ue. Salvini, dopo aver baciato il suo rosario e ringraziato la Madonna per il successo della Lega, pronostica l’arrivo di una lettera Ue sui conti italiani: «Siamo perfettamente consapevoli che ci attende un periodo economico complicato», dichiara. Il ministro dell’Interno assicura che non chiederà rimpasti di governo, non intende regolare conti in Italia ma cambiare l’Ue e accelerare l’azione dell’esecutivo. Che vuol dire? Per iniziare, il Sì alla Tav. E poi flat tax, sicurezza, autonomia. La Lega ora intende dettare legge: se non riuscirà, tutto potrebbe tornare in discussione. Il premier Giuseppe Conte, che assiste allo spoglio in famiglia, sceglie di non commentare: parlerà domani sera, prima di volare martedì a Bruxelles per un vertice informale dei leader europei. La Lega già reclama un commissario economico di peso. Ma sono proprio le alleanze europee, decisive nel decidere gli incarichi, a preoccupare il governo. E Salvini fa capire che intende muoversi in prima persona. Zingaretti attacca: «Il governo è ancora più fragile e isolato, l’assalto sovranista a Bruxelles non è riuscito». Nel centrodestra Giorgia Meloni, che porta Fdi intorno al 5,8%, festeggia un risultato “straordinario”. Silvio Berlusconi, che debutta da eurodeputato, sembra non riuscire da agguantare la doppia cifra: FI sarebbe ferma al 9%. Ma fonti azzurre rivendicano di aver tenuto e tornano a chiedere a Salvini di rompere il patto con i Cinque stelle e ritornare alle urne per portare il centrodestra al governo. Il messaggio verrà rilanciato nei prossimi giorni. Delusione per +Europa di Emma Bonino, oltre che per Europa verde, La Sinistra e Rifondazione comunista: nessuna delle liste verde, La Sinistra e Rifondazione riesce a superare la soglia di sbarramento del 4%.

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