Open Arms: è necessario ripristinare il soccorso in mare da parte delle istituzioni

Nave Open Arms

NAPOLI – «Se fossimo stati lì, avremmo potuto aiutare queste persone che non si sa se sono morte o sono state soccorse». A dirlo all’Adnkronos è Riccardo Gatti, capomissione di Open Arms, che si trova al largo di Napoli pronta a tornare a soccorrere. «Partiremo a breve, oggi sono arrivati i volontari. Le notizie del barcone che si è rovesciato a largo della Libia con 50 persone a bordo ancora non sono chiare, quel che è certo, però, è falsità della zona Sar libica e della autorità libiche», dice Gatti.

«Sono anni che vediamo persone morire in mare, politiche di disprezzo della vita umana – dipende dal colore del governo che c’è, con un
atteggiamento più o meno volgare rispetto ai migranti -, mentre il pericolo in mare continua ad esistere e la gente a fuggire», continua
il presidente di Open Arms Italia.

Secondo Gatti «il soccorso in mare deve essere ripristinato e prima ancora della presenza delle Ong nel Mediterraneo, ci deve essere
quella istituzionale: hanno tolto addirittura le navi dell’Operazione Sophia. Sono necessarie vie regolari e sicure, mettere in atto un
fluido meccanismo di ricollocamento tra i vari paesi europei insieme a un reale ed efficace sistema di accoglienza».