Ius culturae: la Camera riprende in esame il disegno di legge della Boldrini

In un’infografica realizzata da Centimetri, i numeri degli stranieri residenti in Italia, 27 settembre 2019. ANSA/CENTIMETRI

ROMA – Proprio nel momento in cui infuria ancora una volta la polemica per delitti commessi da immigrati, il parlamento, su impulso delle sinistre che intendono, in questo modo, recuperare i voti persi, ricomincia a discutere dello ius culturae e della cittadinanza facile agli stranieri. Dopo diversi stop and go è ripreso questa settimana in Commissione alla Camera il dibattito sulla cittadinanza con la proposta di legge sullo ius culturae.

Il testo di legge, a prima firma Laura Boldrini, riprende quello approvato dalla sola Camera nella scorsa legislatura. Nell’ottobre 2018 – infatti – Leu aveva ottenuto l’incardinamento in Commissione della proposta di legge che riproponeva la legge naufragata in Senato nella scorsa legislatura dopo il si’ della Camera. Il ddl Boldrini prevede sia lo ius soli, cioe’ l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte dei bambini nati in Italia da genitori stranieri regolarmente residenti nel nostro Paese, sia lo ius culturae. Una legge richiesta sin dal 2007 dalle associazioni cattoliche, dalle Acli agli scout, e dalle associazioni impegnate in favore dell’integrazione, tutte quelle cioé che traggono vantaggio dalla presenza degli immigrati, non certo dalla maggioranza del popolo italiano.

Con lo ius culturae è prevista la possibilità di acquisizione della cittadinanza, su istanza del genitore, da parte del minore che abbia frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria o un percorso di istruzione o formazione professionale.

E’ da quindici anni che in Parlamento si discute di una riforma in materia di cittadinanza. Tra il 2003 e il 2004 la commissione Affari Costituzionali della Camera aveva già esaminato diverse proposte parlamentari ed elaborato un testo unificato che, dopo l’esame in commissione, era approdato in Aula ma era stato rimandato in commissione il 16 maggio 2004 e lì si era bloccato.

Nella XIV legislatura la Camera ci aveva riprovato. Se ne era cominciato a riparlare fin dal 3 agosto 2006 con un’indagine conoscitiva. Nel gennaio 2008  il testo sembrava avviato all’approvazione, dopo una discussione in commissione ma la legislatura si interruppe e l’iter è decaduto.

Anche la successiva legislatura mise all’ordine del giorno la questione, il 12 gennaio 2010 il testo approdò nuovamente in Aula e nuovamente venne rimandato in commissione per approfondimenti. Il 14 giugno 2012 partì un nuovo tentativo di riforma in commissione con l’esame di alcune proposte, concluso l’esame preliminare delle proposte di legge la commissione non riuscì però a elaborare un testo base e l’esame venne interrotto l’8 novembre 2012. Nel giugno del 2013 si riprese l’esame alla Camera, approvato a metà ottobre del 2015 ma non più esaminato al Senato per lo scoglimento delle Camere.

Adesso la Boldrini e soci ci riprovano, naturalmente dopo aver espresso le più sentite condoglianze ai due tutori dell’ordine massacrati da quelle che vengono da loro chiamate le risorse che ci pagano la pensione. Proprio nel momento in cui il Capodella Polizia, Franco Gabrielli, ha lanciato l’allarme. Gli stranieri, secondo i dati in suo possesso, delinquono tre volte di più dei cittadini italiani. Ma forse è anche questa una delle finalità dellla proposta di legge della sinistra, facendo diventare italiani gli stranieri che delinquono, il dato si riequilibra e si dà ragione ai buonisti nostrani.