Parigi: l’assassino della prefettura era islamico radicalizzato. Ma, come in Italia, all’inizio si cela la verità

PARIGI – In Francia, come in Italia e nel resto d’Europa, vige la prassi rigida del politicamente corretto, guai ad affermare subito che un attentatore o un assassino è extracomunitario, immigrato, e men che meno che sia ispirato a Principi religiosi islamici.

Accade così che prima a Parigi si tace il nome dell’assassino dei colleghi, Mickael Harpon originario della Francia d’Oltremare, la cui foto (vedi sotto), per almeno un verso esplicita, è stata pubblicata, mascherata, inizialmente solo da un giornale belga. Si evidenziano, anche se a fatica, i tratti e la colorazione del volto.

Anche in Italia violentatori e assassini non possono essere identificati con la loro nazionalità, etnia o colore. Si tratta di un atto politicamente scorretto, sembra un delitto di lesa maestà. Ma se gli autori del crimine e della violenza sono bianchi, italiani vanno subito messi all’indice, soprattutto se professano idee non politicamente corrette.

A Parigi, dopo oltre due giorni dal fatto, le Autorità hanno ammesso che Mickael Harpon, il dipendente della questura che giovedì ha ucciso con un coltello 3 poliziotti e una funzionaria, «aderiva a una visione radicale dell’Islam ed era in contatto con individui del movimento islamico salafita». Lo ha affermato il procuratore antiterrorismo, Jean-Francois Ricard, dopo che le autorità francesi avevano dichiarato di non avere sospetti di terrorismo sull’uomo.

Dopo l’ennesima grave falla dell’intelligence transalpino che ha lasciato un soggetto radicalizzato islamico da 12 anni (questo è risultato dalle ultime indagini) in un posto delicato e strategico della Polizia nazionale.

E’ questo il miglior sistema per continuare ad essere oggetto di attentati, assassini e violenze. Sottovalutiamo la portata di certe presenze e di certi atti e atteggiamenti, offriamo l’altra guancia e i tortellini di pollo a chi disprezza e combatte, con metodi violenti, la nostra cultura e la nostra religione.

Non sono questi i metodi più efficaci per agevolare l’integrazione e il dialogo, occorre intgrazione sì, ma anche reciprocità, non un cedimento a senso unico. Ma purtroppo l’esempio viene dall’alto.