16 anni fa i caduti di Nassiriya, morirono in 19, 12 carabinieri, 5 soldati, 2 civili italiani

I funerali delle 19 vittime di Nassiriya
I funerali delle 19 vittime di Nassiriya

Le cronache di questi giorni mi fanno tornare indietro di 16 anni con la memoria, visto che l’attentato ai cinque militari in Iraq è avvenuto quasi in coincidenza col sedicesimo anniversario di quella che è stata la più grave strage che ha visto coinvolti i nostri soldati dalla seconda guerra mondiale: l’attentato di Nassiriya, cittadina nel sud dell’Iraq dove l’Italia aveva la base del contingente inviato dopo la guerra a Saddam Hussain.

Era il 12 novembre 2003, mi trovavo a Campobasso, vicino alle zone del terremoto di San Giuliano, dove il Governo mi aveva inviato subito dopo il sisma. Mentre visitavo proprio con ufficiali dei carabinieri alcuni dei paesi più colpiti, arrivò la notizia che quella mattina, in un attacco alla base Maestrale a Nassiriya, erano morti 12 carabinieri, 5 soldati e due civili italiani.

La missione militare era iniziata pochi mesi prima, a giugno. A provocare la strage, un camion imbottito di esplosivo lanciato a tutta velocita’ contro la palazzina di tre piani che ospitava i carabinieri della Msu (Multinational specialized unit). Si e’ parlato di quattro kamikaze e di 150-300 chili di esplosivo usati nell’azione. L’esplosione ha sventrato gran parte dell’edificio, posto sulle rive del fiume Eufrate e danneggiato una seconda palazzina dove aveva sede il comando. Nel cortile molti mezzi militari hanno preso fuoco. In fiamme anche il deposito delle munizioni.

Sotto le macerie sono rimasti 12 carabinieri della Msu (Enzo Fregosi, Giovanni Cavallaro, Alfonso Trincone, Alfio Ragazzi, Massimiliano Bruno, Daniele Ghione, Filippo Merlino, Giuseppe Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Horatio Maiorana, Andrea Filippa); cinque uomini dell’ esercito (Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi e Pietro Petrucci); due civili, il regista Stefano Rolla, che stava facendo un sopralluogo per un film sulle missioni di pace e l’ operatore della cooperazione internazionale Marco Beci.

Sulla strage sono state aperte due inchieste: una su esecutori e mandanti, che ha consentito di individuare tutti i responsabili ma che è stata archiviata perché nessuno era più in vita, e quella sulle presunte carenze delle misure di sicurezza della base Maestrale, che ha coinvolto i comandanti italiani: questi sono stati penalmente assolti, ma il generale Bruno Stano,  comandante del contingente italiano, è stato ritenuto civilmente responsabile dalla Cassazione, il 10 settembre scorso, e condannato a risarcire i familiari delle vittime.

Proprio il Generale Stano ha voluto ricordare quei momenti, appresi i fatti in Iraq. Il suo ricordo è ancora chiaro, preciso e vivo. «Ero arrivato da circa un mese e quella mattina avevo appena finito il command update ed ero rimasto a parlare con il cappellano, padre
Mariano – racconta Stano all’Adnkronos – Eravamo a quindici chilometri dalla base italiana Maestrale, quando abbiamo sentito l’esplosione: il boato e poi una colonna di fumo. Ci siamo guardati scioccati. Abbiamo  subito capito che si trattava di un attacco terroristico e quanto fosse grave. Il tempo di arrivare in sala operativa e fu subito chiaro quale dramma stavamo vivendo. A poco a poco il quadro si completava  con il numero dei morti e dei feriti, ad ogni aggiornamento, c’era da  sentirsi male».

E ricorda bene quei momenti anche uno dei sopravvissuti: «Sembra di rivivere quei momenti» afferma Riccardo Saccotelli, ex maresciallo dei carabinieri . Ai feriti nell’attentato in Iraq Saccotelli si rivolge così: «Pensate a voi stessi, alla vostra famiglia, a niente più che alla vostra vita. Ci sarà tempo per il patriottismo e le medaglie, che non arriveranno mai…». Triste considerazione di chi si sacrifica per il bene comune e poi, dopo i primi momenti, viene dimenticato dallo Stato che ha servito con onore e con sacrificio. Quello stesso Stato che, attraverso le sue leggi e la sua magistratura, attibuisce benefici, sconti di pena, liberazioni ai delinquenti e concede redditi pubblici a spacciatori ed ex terroristi. Ma siamo in Italia, dove tutto è permesso e dove tutto può accadere.