Chianti Banca: procura chiede rinvio a giudizio per 15 persone, in carica negli anni 2015-2016

FIRENZE – Dal quotidiano La Repubblica riprendiamo la notizia che la procura di Firenze ha chiesto di mandare a processo i vertici della Bcc Chiantibanca in carica nel periodo 2015-2016. I reati contestati sono quelli di ostacolo all’esercizio delle funzioni di autorità pubbliche di vigilanza – la Banca d’Italia – e false comunicazioni sociali. La procura ha chiesto poi l’archiviazione della posizione di quattro funzionari della banca inizialmente indagati.

L’udienza preliminare è stata fissata per il 21 aprile. La procura ha chiesto il processo per l’ex direttore generale Andrea Bianchi, l’ex presidente Claudio Corsi, l’allora vicepresidente del cda Carla Lombardi e il vicepresidente vicario Stefano Mecocci. Tra gli altri indagati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio i membri del consiglio di amministrazione Aldemaro Becattini, Niccolò Calamai, Luigi Ferri, Mauro Fusi, Leonardo Viciani, Claudio Tongiani, Vasco Galgani, Andrea Casini, il presidente del collegio sindacale Enzo Barbucci e i componenti dello stesso collegio Fabrizio Fusi e Marco Galletti. L’archiviazione è stata invece chiesta per quattro funzionari: Diego Landi, Alessandro Barbato, Federica Paoletti, e Filippo Capaccioli.

Tra le irregolarità che sarebbero state accertate dalle indagini, la modalità di classificazione del Btp 2046, acquistato per un valore nominale di 100 milioni di euro tra il 30 marzo e l’1 aprile 2015 come attività finanziaria di categoria Afs (available for sale) disponibile per la vendita, e riclassificato in via retroattiva, attraverso una modifica postuma dei verbali, come attività finanziaria di categoria Htm (held to maturity) detenibile fino a scadenza ed avente un valore di 126.436.000 euro. In questo modo, secondo la procura, con una modifica che non poteva essere fatta, i vertici dell’istituto avrebbero ingannato i soci e il pubblico sulle effettive condizioni patrimoniali della banca. Sempre secondo la procura inoltre, gli indagati avrebbero omesso di dedurre dal patrimonio un negativo di circa 22,6 milioni di euro derivante dalle perdite subite dal Btp 2046. Contestata anche la contabilizzazione di mezzi propri superiori a quelli reali (228 milioni di euro anzichè 210). La stessa condotta illecita sarebbe stata tenuta verso la Banca d’Italia alla quale sarebbero state inviate comunicazioni non veritiere.