Fassina (Leu): il Mes è una trappola, evitiamola e pensiamo a un piano di divorzio amichevole dall’euro

fassina

ROMA – Per Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali, il Mes è una trappola ben congegnata. Lo spread sale. La pressione sull’Italia è concentrica. La debolezza della finanza pubblica ci rende vulnerabili. Il debito esplode e poi sarà caccia grossa agli asset pubblici e alle imprese private più appetibili. «Si annuncia uno scenario simile al 2011 per spingerci a sottoscrivere un accordo per noi letale». Il fondo salva Stati proprio non piace a Fassina, neppure quello senza condizionalità promesso da Bruxelles e accolto entusiasticamente da Berlusconi e dal Pd.

Attenti, spiega Fassina a La Verità. «È senza condizionalità in entrata. Poi, quando il livello del nostro debito sarà evidente, ci diranno: il tuo debito non è sostenibile. Ora devi ubbidire alla Troika e ristrutturarlo. Riconosco i processi perché ho già vissuto un passaggio identico. È l’incubo del governo Monti, come un film che viene riproiettato, il copione è identico. Dobbiamo vagliare le alternative».

Dietro il pacchetto proposto dall’Eurogruppo si nasconde un’insidia: c’è una linea che punta a far perdere ulteriore sovranità a tutti i Paesi indebitati. E tra questi ci siamo noi. C’è l’Italia. «Siamo un competitor economico e abbiamo risorse industriali e di risparmio privato importanti. Invece di riconoscere che il coronavirus è un evento esterno e simmetrico, che sta colpendo tutto il mondo, e far intervenire la Banca centrale europea, come accade in tutto il mondo, l’Eurogruppo usa questa emergenza per mettere sotto controllo i Paesi del Sud Europa».

Fassina fa l’esempio della Gran Bretagna, che è fuori dall’euro. Lì il ministero dell’Economia non emette titoli: finanzia tutto direttamente la Banca d’Inghilterra che trasferisce valuta direttamente sul conto corrente del ministero del Tesoro. Anche nella liberale Inghilterra del liberista Boris Johnson è la cosa più logica. Anche negli Stati Uniti la Federal Reserve stanzia quattro trilioni di dollari che, in parte, presta direttamente alle imprese. Da noi la Bce, semplicemente, non lo fa. «Non lo fa per l’impianto ordoliberista dei trattati e per arrivare a interventi maggiori solo dopo averci sottratto ulteriore autonomia politica».

E aggiunge:  «Se lo spread sale così è anche perché la tempistica degli acquisti della Bce è inadeguata. In Europa è tutto sospeso in attesa del Consiglio europeo di dopodomani. Ma la Germania può permettersi di aspettare, noi no. Servono risorse, ma il Tesoro non fa le emissioni necessarie finché l’Europa non decide. Non c’è condizionalità di accesso al fondo salva Stati, è vero. Ma nel testo del documento dell’Eurogruppo, finita l’emergenza sanitaria, resta in vigore tutta la normativa del Mes e del Patto di stabilità. I trattati non vengono riscritti. Nel comunicato c’è scritto che si avvia il percorso di stabilizzazione sotto la sorveglianza delle strutture di controllo europee. Il fondo salva Stati mantiene le valutazioni di sostenibilità del debito che portano un memorandum e un programma di rientro vigilato dalla Troika».

Per Fassina esiste solo un’alternativa al disastro: sterilizzare il debito che sta già in pancia alle banche centrali europee. Si chiama perpetuity: il debito viene rinnovato perpetuamente, ma a tasso zero. Così si elimina un quarto del debito pubblico dal mercato attraverso operazioni indolori nel bilancio della Banca d’Italia e nessun effetto negativo sull’economia reale. Bisogna recuperare autonomia monetaria. Non è uno scenario indolore, ma è quel che Joseph Stiglitz definisce un divorzio amichevole. «È una dolorosa alternativa: bisogna iniziare a prendere in considerazione il piano B, se non altro per recuperare forza negoziale».

Siamo praticamente in un cul de sac e dobbiamo cercare di uscirne con il minor danno.