Ciclismo: Gino Bartali moriva vent’anni fa. Sfidò Fausto Coppi, ma anche anche i nazisti

Gino Bartali con la moglie Adriana

FIRENZE – Vent’anni fa, il 5 maggio del 2000, moriva Gino Bartali, campione che non ha legato la sua esistenza soltanto alle sfide, sportivamente memorabili, con Fauto Coppi. Bartali, durante la guerra, contribuì a salvare decine di ebrei nascondendo documenti d’identità nel telaio della bicicletta che usava per allenarsi. I tedeschi non lo fermavano e lui potè far parte di una rete che aveva, fra gli organizzatori, il rabbino di Firenze, Nathan Cassuto e il cardinale Elia Dalla Costa, colui che chiuse le finestre dell’arcivescovado, nel 1938, al passaggio del corteo di auto con Mussolini e Hitler. Bartali ha avuto un ruolo anche nella storia d’Italia dell’immediato dopoguerra: nel 1948 vinse il Toru, battendo il mitico campione francese Luison Bobet, e riportò un po’ di serenità nel nostro Paese, giunto sull’orlo dlla guerra civile dopo l’attentato al capo del Pci, Palmiro Togliatti. Il presidente del consiglio, Alcide De Gasperi, che gli aveva telefonato, in Francia, per chiederli di vincere la corsa francese,nonostante i suoi 34 anni.

Bartali si arrabbiò molto quando le sue gesta, come salvatore degli ebrei, divenneo di dominio pubblico. Quelle gesta che lo portarono a essere inserito da Israele come Giusto fra le Nazioni. Nel 2012 il figlio Andrea scrisse: «Gino Bartali, mio papà». Nella biografia spiegava quello che è stato sintetizzato al momento dell’iscrizione all’interno del memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’Olocausto fondato nel 1953, ovvero che «Bartali Gino, cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città, cardinale Elia Angelo Dalla Costa».

Quando la notizia venne fuori dopo le prime testimonianze dei salvati, Bartali si arrabbiò molto. La nipote Gioia spiegò che si infuriò perchè voleva essere ricordato come un campione sportivo e non per altro. Secondo la nipote l’aneddoto restituisce l’umiltà del campione. Bartali faceva parte di una rete messa in piedi dall’arcivescovo Elia Angelo Dalla Costa che cercava qualcuno capace di correre veloce e di passare inosservato a tal punto da poter consegnare – anche su due ruote – documenti con nuove identità per salvare gli ebrei nascosti dai diversi preti della provincia toscana.