Fase 3: per la ripresa delle opere pubbliche Anac suggerisce appalti digitali e verifiche più semplici

Nelle grandi discussioni che si sono sprecate, quasi sempre a sproposito, sul miglior modo di far ripartire l’economia dopo la fase tre e soprattutto in vista delle attività a partire da settembre, il dibattito si è accentrato sull’assoluta necessità di semplificare procedure e burocrazia, che strozzano le imprese italiane e impediscono gli investimenti stranieri. resta poi il problema degli interventi impropri della magistratura, ma questo è un altro problema pressoché insolubile, un fattore che ha minato il nostro Paese negli ultimi 30 anni, influendo anche e soprattutto sulla politica.

L’indice è stato puntato sui troppi vincoli che, in tema di appalti, sono stati introdotti dall’Anac, a guida di un altro magistrato, Cantone, insediato da Renzi. Il codice apposito è ritenuto una delle cause principali che hanno frenato  lo sviluppo del paese. Tutti infatti portano ad esempio il nuovo Ponte di Genova, che è stato progettato e costruito senza i vincoli imposti dalle regole del codice degli appalti.

Adesso proprio Anac si sforza di dare una mano per eliminare o quanto meno ridurre i guasti provocati in passato, e appronta alcuni suggerimenti pratici per snellire le complicate procedure del codice citato.

Puntando soprattutto sulla digitalizzazione, semplificazione e riduzione dei tempi per gli appalti  in modo da velocizzare le procedure e favorire la ripresa economica. Le proposte sono contenute in un documento inviato alla Presidenza del Consiglio e ai Ministri competenti, in vista dei prossimi provvedimenti in materia di appalti.

Nello specifico l’Anac sottolinea la necessità di portare a termine la completa digitalizzazione delle gare che, in circa un terzo dei casi, sono ancora svolte in modalità cartacea. Tanti i vantaggi del digitale, scrive l’Autorità, dalla semplificazioni per la trasparenza, maggior controllo, tutela della concorrenza, garanzia dell’inviolabilità e della segretezza delle offerte, tracciabilità delle operazioni di gara e un continuo monitoraggio dell’appalto, riducendo al minimo gli errori operativi e con una significativa diminuzione del contenzioso.

L’Autorità ritiene inoltre che la digitalizzazione e la disponibilità di personale tecnico debbano essere requisiti fondamentali nel processo di qualificazione delle stazione appaltanti”, in modo da favorire le economie di scala e contenere i costi amministrativi per le imprese.

Tra le proposte anche la semplificazione e la riduzione dei tempi di verifica dei requisiti se l’aggiudicatario di un appalto, entro un intervallo di tempo prestabilito (ad es. 6 mesi), sia già stato esaminato con esito positivo in una procedura di gara.

Infine, Autorità suggerisce di introdurre una norma che permetta alle amministrazioni di ricorrere motivatamente alle procedure di urgenza ed emergenza già consentite dal Codice fino al 31 dicembre, in particolare per i settori delle manutenzioni, ristrutturazione/costruzione di ospedali e scuole, interventi sulla rete viaria, approvvigionamenti nel settore sanitario, informatico e dei trasporti.

Meglio tardi che mai, ma non dobbiamo certo rimpiangere una sovrastruttura burocratica, ispirata alla magistratura, che non ha certo contribuito a eliminare il malaffare negli appalti, ma ha soltanto contribuito a complicare la vita delle amministrazioni e degli imprenditori onesti, come sempre succede nel nostro Paese.