Recovery fund: intesa vicina. Olanda e Austria cantano vittoria. Italia: meno soldi e riforme obbligatorie

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte a Bruxelles

BRUXELLES – L’intesa sul Recovery fund è vicina. Alle 16 di oggi, 20 luglio, la seduta decisiva. Ma le indiscrezioni che arrivano da Olanda e Austria, che si dichiarano sddisfatte. Significa che sono passate le loro aspettative: risorse ridotte a 390 miliardi e piani nazionali di riforme sotto il controllo di tutti attraverso il super freno a mano. L’Italia accetterà queste imposizioni? A quanto pare sì, ma tutto ciò è destinato a scatenare nuove polemiche e a farci guardare all’Europa con diffidenza. Fino a domandarci: è questa l’Europa che ci serve?

In ogni caso ecco gli spiragli d’intesa al Vertice Ue sul Recovery Fund: l’Olanda che sembra apprezzare la bozza che il presidente Charles Michel dovrebbe presentare alle 16. «Ora – dice il premier olandese Mark Rutte a margined dei lavori – c’è un ottimo testo di bozza sul meccanismo del super freno d’emergenza, che riguarda la governance del Recovery Fund, e quindi il tema dell’attuazione dei piani nazionali delle riforme, che ritengo stia lentamente guadagnando consenso. Sono davvero contento, perché questa è stata una condizione cruciale per noi – ha aggiunto – per essere in grado di costruire quel bilanciamento tra prestiti e sovvenzioni».

Dello stesso tenore il commento del cancelliere austriaco Sebastian Kuz: «I negoziati – ha detto  – non sono ancora finiti, ma possiamo essere molto soddisfatti di essere riusciti a ottenere una riduzione dell’importo totale, che era la nostra richiesta principale, un aumento degli sconti per l’Austria e la garanzia che investimenti e riforme saranno controllati. E’ davvero un ottimo risultato». Kurz ha riferito anche di progressi sulla plastic tax per le nuove entrate Ue con cui finanziare il debito.

Intanto i mercati appaiono fiduciosi: l’euro ha aperto aimassimi da marzo mentro lo spread in avvio di seduta è in calo a 155.

Alla ripresa dei lavori alle 16 del summit, entrato oggi nella sua quarta giornata, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, dovrebbe presentare una nuova proposta formale (negobox) che sarà basata su una dotazione di 390 miliardi di euro di sovvenzioni, ma con ‘rebate’ più bassi rispetto alla precedente. Si tratta di un importo inferiore rispetto ai 500 miliardi del progetto iniziale, considerato inaccettabile dai cosiddetti paesi frugali: Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca, ai quali si è unita la Finlandia.

E Conte? Ecco la sua dichiarazione: «Michel non ha anticipato null’altro ma ha detto che proporrà oggi una soluzione con una riduzione dei grants a 400 miliardi e 390 miliardi. La soluzione da 400 miliardi di sussidi nel Recovery plan condurrebbe un maggiore sconto per i Paesi che ne hanno diritto e quella da 390 miliardi un minore sconto. In questo momento ci stiamo avvicinando allo zoccolo duro delle rispettive posizioni e il confrono diventa risolutivo». L’attenzione è rivolta al nuovo round delle 16.