Giustizia inefficiente e indipendenza dei magistrati, le severe critiche del Consiglio d’Europa

Il Consiglio d’Europa ha pubblicato il 22 ottobre 2020 l’ottavo Rapporto sull’«Efficienza e qualità della giustizia in Europa»: sotto la lente della Commissione europea per l’efficienza della giustizia (Cepej) sono i dati forniti dai sistemi giudiziari di 45 paesi europei relativi al 2018.

La giustizia italiana si rivela ancora una volta tra le più inefficienti in Europa a causa soprattutto della sua endemica lentezza. Per il settore penale, nel 2018 il tempo medio per pronunciare una sentenza di primo grado è stato di 361 giorni, record negativo tra tutti i paesi membri del Consiglio d’Europa, in cui la durata media è stata di 144 giorni. I dati trovano triste riscontro anche nei successivi gradi di giudizio: in 4 processi penali d’appello su 10 il tempo medio per arrivare a giudizio è stato superiore a 730 giorni.

Ancora più grave il settore civile e commerciale, dove per una sentenza in primo grado si devono attendere 527 giorni contro una media degli altri Stati di 233 giorni, e il settore amministrativo, con 889 giorni rispetto ai 323. Addirittura, in Italia si impiegano in media più di 1.200 giorni per una sentenza definitiva in terzo grado.

L’inadeguatezza del sistema giudiziario italiano emerge anche dai dati sulla percezione che i cittadini e le imprese hanno del grado d’indipendenza della magistratura: nel 2020 più del 50 per cento dei cittadini e circa il 45 per cento delle imprese l’ha ritenuto «piuttosto insoddisfacente» o «molto insoddisfacente». In altre parole, in Italia solo 3 cittadini su 10 (dato inferiore solo a quello della Slovacchia e a quello della Croazia) e solo 4 imprese su 10 hanno fiducia nell’indipendenza dei magistrati.

Tra le ragioni alla base di queste valutazioni, vi è l’idea che la magistratura italiana sia soggetta a interferenze o pressioni da parte di portatori d’interessi economici (secondo il 36 per cento dei cittadini e il 41 per cento delle imprese) o da parte del potere politico (secondo il 37 per cento dei cittadini e il 41 per cento delle imprese).

Questo impietoso giudizio sullo stato della nostra giustizia e sull’attività dei nostri magistrati dimostra quanto sia urgente intervenire per sanare tutte le pecche, le disfunzioni e le storture che si sono rilevate a livello anche nazionale e che recenti inchieste hanno messo a nudo. Interferenze fra politica di sinistra e magistratura ci sono da tempo, ma quanto è venuto fuori dopo il caso caos procure e Palamara ha superato il segno. Ma la politica ha difficoltà a intervenire, da sempre è sotto ricatto e teme subitanei avvisi di garanzia.

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze Mail

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