Anziani: la silver economy è centrale per la gestione della crisi, sostiene buona parte delle famiglie

Anziani coniugi

ROMA – La silver economy si rivela centrale per la gestione della crisi. Il 50,8% dei pensionati intervistati, infatti, ha supportato economicamente la propria famiglia in questi mesi con un 15,3%, in particolare, che ha dichiarato di aver ceduto abbastanza spesso una parte della pensione per sostenere i familiari in difficoltà. Lo certifica una indagine dell’Associazione 50&più, aderente a Confcommercio con oltre 330.000 iscritti su tutto il territorio nazionale.

Sono i nonni e gli over 60, infatti, che sempre più spesso compensano le difficoltà economiche dei singoli nuclei, aiutando figli e nipoti’, dichiara Gabriele Sampaolo, segretario generale dell’Associazione che ha coinvolto nella ricerca 1.740 persone e da cui sono emerse aspettative diverse rispetto al prossimo futuro. Il 16,7% degli intervistati, ad esempio, si dichiara fiducioso di un ritorno alla normalità di sempre al termine della pandemia rispetto al 60,4% del totale che pensa si scoprirà una nuova normalità.

Ma c’è anche chi (22,9%) dichiara di non vedere prospettive per il futuro. I quesiti che hanno indagato le preoccupazioni e le risorse che gli italiani vorrebbero investire in futuro hanno dimostrato come la famiglia rientri tra i primi pensieri degli intervistati. Ad esempio, il 73,7% ha dichiarato di essere maggiormente preoccupato per il benessere della propria famiglia nell’arco dei prossimi tre anni, facendo seguire il lavoro, la salute e le relazioni sociali. Inoltre, il 71% degli italiani si dice disposto a impiegare tempo e risorse alla cura della famiglia e nel 51,8% dei casi ritiene che il nucleo familiare sia il primo valore su cui investire per assicurare la coesione sociale tra i cittadini.

La pandemia, con i suoi effetti e i suoi risvolti, ci ha portato a riconsiderare il valore delle relazioni e degli assetti con cui fino ad oggi abbiamo organizzato le nostre vite. Con l’isolamento, le interazioni sociali ridotte, lo smart working e la didattica a distanza, ci siamo trovati ad affrontare un rallentamento dei ritmi che ci ha permesso di riscoprire, nella maggior parte dei casi, la famiglia, il benessere dei nostri cari e una dimensione affettiva più intima”, ha commentato Anna Maria Melloni, direttrice del Centro Studi 50più.

Alcune differenze sono state rilevate anche in merito alle condizioni in cui gli italiani hanno trascorso il lockdown. Il 57,9% del campione, ad esempio, non ha riscontrato difficoltà nell’utilizzo delle tecnologie e il periodo di lockdown si è rivelato utile per più della metà (52,3%) degli intervistati che hanno sfruttato la permanenza domestica per migliorare la propria alfabetizzazione digitale. In ultimo, più del 65,3% del totale ha vissuto una situazione di particolare isolamento sociale con un picco che interessa la fascia tra i 35 e i 64 anni. Una variabile che potrebbe dipendere dalle particolari condizioni che caratterizzano questa fase di vita