Conte a caccia di altri costruttori, lotta al coltello con Renzi

Superato a fatica e fra le polemiche  lo scoglio del voto di fiducia al Senato. Ma la sua partita è in salita. Oggi, un vertice potrebbe tenersi per fare il punto. E non si esclude che, sempre nello stesso giorno, Conte vada al Colle. Lì il premier potrà comunicare la volontà di rafforzare la maggioranza. Avrà una manciata di giorni. Il tempo di superare il voto sullo scostamento e quello sul dl ristori, sul quale – al momento – il governo può contare anche su Iv e centrodestra.

La mossa di Ciampolillo e Nencini contribuisce pure ad alzare il margine della fiducia, che a Palazzo Madama arriva a quota 156, cioè 5 voti in meno rispetto alla maggioranza assoluta dei 161. Numericamente, però, Iv resta determinante. E Matteo Renzi, dal salotto di Vespa, promette battaglia. «Dovevamo asfaltarci ma non hanno in numeri. Mi sembra evidente che siamo all’opposizione», attacca l’ex premier dicendosi pronto ad un governo di unità nazionale ma assicurando che non sarà alleato del centrodestra. La nuova partita a scacchi tra Conte e Renzi è, di fatto, già cominciata.

Il governo racimola inoltre consensi tra le frange del Misto, gruppo che a Palazzo Madama conta complessivamente 29 senatori di varie componenti. In particolare, pro fiducia si schierano i 7 del gruppo Autonomie (con Pieferdinando Casini in testa), i 5 del Movimento italiani all’estero, fuoriusciti come Gregorio De Falco (ex M5s) e Sandra Lonardo (ex FI) o “rientranti’ come Tommaso Cerno che da stasera ritorna al Pd, l'”ovile” da cui era uscito un anno fa. A loro si aggiungono i senatori a vita Mario Monti, Liliana Segre ed Elena Cattaneo. E, spiegano fonti di governo, vanno considerate le assenze del pentastellato Francesco Castiello e del senatore a vita Carlo Rubbia. Il Pd, che per ora si limita a parlare attraverso “fonti” del partito, parla di “sciagurato salto nel buio” dopo la mossa di Renzi e ribadisce la necessità “il rilancio dell’azione del governo”. Per i Dem Renzi, ormai è out. Diverso il discorso per i parlamentari renziani. Il M5S, con Alfonso Bonafede, sottolinea che, dopo i due voti di fiducia, “una maggioranza alternativa” non esiste. Ma è una maggioranza che va allargata. “Chi intende la politica in modo serio, è chiamato dalla storia a dare il suo contributo. Noi ci siamo”, è il nuovo appello ai costruttori di Luigi Di Maio.

CONTE – Il piano del premier è andare avanti con un rimpasto di governo senza dare vita a un Conte ter. Le prossime due settimane, in tal senso, saranno decisive per il futuro dell’esecutivo secondo il retroscena svelato dal Corriere della Sera: è questo il tempo massimo per trovare i numeri, altrimenti Conte dovrà salire al Colle e rassegnare le dimissioni.

Il premier ha bisogno di trovare, nel giro dei prossimi giorni, almeno cinque o sei “costruttori”, considerando che i senatori a vita Segre, Monti e Cattaneo molte volte non prendono parte ai lavori di Palazzo Madama. La speranza dell’avvocato è che avvenga una ricomposizione con Italia Viva, portando via a Matteo Renzi più senatori possibile e lasciandolo solo dall’altra parte del campo. La battaglia fra i due continua e chi ne fa le spese sono gli italiani.