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La mafia nigeriana, un pericolo in aumento, con collegamenti internazionali

Naturalmente a quest’indagine e alle sue risultanze il governo giallorosso, la politica di sinistra, i buonisti e tutti coloro che lucrano sull’immigrazione non hanno dato particolare risalto, eppure il pericolo dello sviluppo di questa mafia d’importazione è grave e reale

La direzione centrale della Polizia criminale del dipartimento della Pubblica Sicurezza ha realizzato, un’indagine focus_la_mafia_nigeriana_in_italia_dicembre_2020. Naturalmente a quest’indagine e alle sue risultanze il governo giallorosso, la politica di sinistra, i buonisti e tutti coloro che lucrano sull’immigrazione non hanno dato particolare risalto, eppure il pericolo dello sviluppo di questa mafia d’importazione è grave e reale, sta soppiantando la mafia di casa nostra. Mi stupisco che neppure Salvini e Meloni abbiano evidenziati più di tanto il pericolo. Questo compito evidentemente è stato abbandonato dalla politica e lasciato solo alle Forze dell’ordine e a quella piccola parte della magistratura che non tifa per i migranti e i clandestini. Vediamo una sintesi del rapporto, pubblicata sul sito del Ministero dell’interno.

«Dal confronto con i dati del biennio 2018-2019 la tendenza si conferma in discesa: sono stati infatti 13.083 i cittadini nigeriani segnalati (denunciati/arrestati) nel 2019 rispetto ai 14.005 nel 2018, in base ai dati sull’azione di contrasto delle Forze di polizia. In questo quadro, tuttavia, cresce nel biennio 2018/2019 il dato sui cittadini nigeriani segnalati per il reato di associazione mafiosa (articolo 416 bis del codice penale): 154 nel 2019 rispetto a 28 nel 2018.

Il dato è in linea con la tendenza in crescita che caratterizza nello stesso periodo e relativamente allo stesso reato i numeri relativi ai cittadini italiani e a quelli di altre nazionalità, ma pone quella nigeriana al primo posto, con 182 soggetti nel biennio 2018/2019, tra le nazionalità straniere più segnalate per questo tipo di crimine (seguono i cino-popolari con 35 segnalazioni, gli albanesi con 23 denunce, i romeni con 13 segnalazioni e i marocchini con 12 denunce).

Come emerge dalle statistiche a disposizione del Servizio analisi criminale, il dato sulla mafia nigeriana va contestualizzato rispetto al numero di cittadini nigeriani attualmente regolarmente residenti in Italia: 117.809, pari al 2,2% del totale degli stranieri censiti (5.306.548), con le comunità più numerose in Emilia Romagna (16.317 presenze), Lombardia (16.012), Veneto (14.999), Piemonte (12.645), Lazio (10.729), Campania (8.577), Toscana (7.541) e Sicilia (4.745).

Il profilo di questo specifico segmento di criminalità organizzata – attivo in “settori” come tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione, estorsioni, rapine, falsificazione monetaria, reati contro la persona e il patrimonio, truffe e frodi informatiche, trasferimento fraudolento di denaro – viene inquadrato anche storicamente nel focus. I clan della mafia nigeriana, giunti in Italia, a partire dalle regioni del Nord, negli anni ’80 del ‘900, emergono alcuni anni prima, in conseguenza degli sconvolgimenti politici, della guerra civile e della crisi che colpirono il Paese africano, come degenerazione criminale delle confraternite (cults) universitarie pacifiste nate con scopi anti-apartheid e anti-razzismo.

Tornando a oggi, indagini recenti dimostrano che in alcuni territori la criminalità nigeriana, oltre a esercitare una notevole forza di intimidazione, grazie all’assoggettamento e all’omertà, nei confronti dei connazionali, ha la capacità  di minacciare anche soggetti e realtà criminali autoctoni.

Tra gli esempi più significativi di questa situazione ci sono la convivenza conflittuale in Campania tra camorra e mafia nigeriana, presente in particolare a Castel Volturno (Caserta), nell’area della “Terra dei Fuochi”, e  sul litorale domitio dove, come le mafie locali, quella nigeriana opera liberamente non solo nel traffico di droga ma anche nelle estorsioni, nell’immigrazione clandestina, nel traffico di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione.

Anche in Sicilia la mafia nigeriana opera in alcuni casi in autonomia in alcuni quartieri di dominio storico di famiglie mafiose palermitane.

La criminalità organizzata nigeriana è presente anche in Sardegna, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. Si caratterizza per la struttura unitaria e piramidale dei suoi clan, disciplinata da una sorta di carta costituzionale (la Green Bible) recentemente scoperta nel corso di indagini. Con basi solide nel Paese d’origine, è attiva attraverso diverse articolazioni su scala internazionale, tanto da essere considerata una minaccia a livello globale».

Quest’ultima conclusione ci dimostra come il pericolo non sia destinato a diminuire, anzi c’è il rischio di alleanze fra mafie preesistenti locali e mafia nigeriana emergente, un rischio che magistratura e Forze dell’ordine cercheranno fortunatamente di evitare, nel silenzio e nell’indifferenza della politica di sinistra, votata alla protezione e alla moltiplicazione degli immigrati, anche se irregolari e potenzialmente preda della criminalità. Ma, in una futura prospettiva di cittadinanza estesa, sono voti che faranno comodo per mantenere stretto il potere.

Di Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze

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