Governo Draghi: vaccini, scuola e recovery in agenda. I ministri? Modello Ciampi del ’93 (con qualche leader)

Mario Draghi a Montecitorio per le consultazioni ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA – Dai piani di Mario Draghi spunta un governo di salvezza nazionale. Con (quasi) tutti dentro. Come nel dopoguerra. Il perimetro del presidente del consiglio incaricato potrebbe andare dalla Lega a Leu, passando per Pd e M5s. Anche Grillo vuol essere  a Roma per farsi sentire: dopo l’ennesima giravolta. Due giorni fa aveva detto: Conte e basta. Ora pare possibilista in un appoggio a Draghi. Ma deve sapere che il tempo delle giravolte è davvero finito. Il Paese guarda e giudica. Con severità.  Al primo giorno di consultazioni, mentre sfilano davanti al premier incaricato i piccoli gruppi parlamentari di Camera e Senato, fino a ieri indispensabili per immaginare un Conte ter, si intravede uno spazio politico. La formula sarebbe il modello Ciampi del ’93. Pochi ministri tecnici di alto profilo per affiancare il premier sui dossier più delicati: economia, giustizia, sanità. Ma in Consiglio dei ministri i rappresentanti (magari anche i leader) di tutti i partiti. Anche se Matteo Renzi continua a smarcarsi dopo però aver sottolineato i suoi meriti nella nascita di un governo affidato a una personalità di prestigio mondiale. Un politico vero, anche se alcuni nani che albergano in Parlamento vorrebbero sminuirlo affibbiandogli, banalmente, l’etichetta di tecnico. Chi saranno i ministri? Draghi mantiene un riserbo assoluto, nei colloqui con le delegazioni, sulla forma che intende dare al suo esecutivo. Solo al secondo giro di consultazioni potrebbe scoprire le carte. Per ora prende appunti, ascolta, annota auspici e condizioni. Un governo di tutti – senza Fdi e forse un pezzo di sinistra – sarebbe la risposta più corale possibile all’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’unità nazionale.

RECOVERY – Realizzarla, questa unità, non sarà semplice: la presenza di parte del M5s, ma soprattutto della Lega sono ancora un’incognita. Le riforme, a partire da quella della pubblica amministrazione. Il piano vaccinale, come premessa indispensabile di una ripresa, non solo economica, che si annuncia lenta. Il Recovery plan come occasione storica, per l’Italia e per l’Ue, da non sprecare. I giovani e la scuola, i posti di lavoro da creare e l’appuntamento da far tremare i polsi, a stretto giro, con la fine del blocco dei licenziamenti. Ai rappresentanti dei piccoli gruppi parlamentari l’ex presidente della Bce fornisce in pochi tratti le sue priorità. «Ha una visione – commentano i più entusiasti – Si vede che è abituato a far oscillare i mercati con le sue frasi: ogni parola al suo posto». Ai gruppi chiede proposte e spunti, si sente dire a più riprese che il governo deve essere politico, che i gruppi parlamentari vanno ascoltati. Batte molto – questo lo riferiscono tutti – sul tasto della campagna vaccinale. Che governo sceglierà per questa missione, è ancora un’incognita. Ma tra i partiti si diffonde la convinzione che non sarà solo tecnico, sarà politico. E non solo perché lo chiedono quasi tutti, a partire dai Cinque stelle. Ma anche perché portare in Cdm i rappresentanti dei partiti vorrebbe dire avere un più saldo canale con il Parlamento. Certo, comporre tutti i desiderata non è facile. Il Pd vorrebbe una maggioranza Ursula, solo con gli europeisti, senza Lega e Fdi. La Lega auspica forte discontinuità con il Conte bis, il che vorrebbe dire fuori i ministri uscenti (e il premier). Il M5s, che ha i numeri più importanti in Parlamento, vuole garanzie sui suoi temi e i suoi ministri. Forza Italia chiede rassicurazioni sul futuro Guardasigilli. A dare carta bianca sono +Europa e Azione, che si candidano a fare i pasdaran draghiani, mentre potrebbero stare fuori parte del M5s e anche i parlamentari più di sinistra.

LA SQUADRA DI GOVERNO – Solo nel nel secondo giro di consultazioni, prenderà forma la maggioranza. Potrebbe essere quello il momento in cui emergeranno anche i profili dei ministri. C’è chi ipotizza una squadra snella, di competenti. Per ora ci si affida solo a ipotesi e rumors, ci si interroga se Draghi al dunque farà la sua lista o chiederà ai gruppi di indicare rose di nomi. All’Economia, c’è chi accredita l’ipotesi che il premier tenga l’interim, ma viene considerato più probabile che scelga un tecnico di sua fiducia come Daniele Franco o Luigi Federico Signorini (Bankitalia), Daniele Scannapieco (Bei), mentre vengono considerate in ribasso le quotazioni dell’uscente Roberto Gualtieri. Alla giustizia continua a farsi il nome di Marta Cartabia o Paola Severino. Un tecnico come Ilaria Capua potrebbe andare alla sanità, dove però non è esclusa la conferma di Roberto Speranza. All’interno Luciana Lamorgese potrebbe restare, anche se su quel ministero pesa l’incognita Lega. Carlo Cottarelli potrebbe entrare in squadra così come la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni. Quanto ai politici, Nicola Zingaretti non sembra escludere del tutto un suo ingresso, se Draghi glielo chiederà. Per ora lo smentisce, ma non viene escluso, anche Giuseppe Conte, che con il suo sostegno sposta il M5s. Potrebbero essere confermati, per il M5s Luigi Di Maio e per il Pd Lorenzo Guerini, Dario Franceschini o Andrea Orlando, se Zingaretti decidesse di non entrare nella squadra di governo. Matteo Renzi ai suoi esclude di essere interessato, potrebbe indicare Ettore Rosato o Maria Elena Boschi. Per Fi Antonio Tajani. Per la Lega, naturalmente, Giancarlo Giorgetti o un tecnico d’area. I desiderata dei partiti rischiano però di scontrarsi con i piani del premier incaricato. C’è chi non esclude che, alla fine, i partiti possano entrare solo nei posti di viceministro o sottosegretario. La loro voraciutà, e voglia di visibilità, si fermerà davanti all’interesse della Nazione? Il M5S non si capacita della nuova situazione. E vorrebbe comandare con la forza dei suoi numeri. Ma dovrebbe anche fare i conti con la realtà: quei numeri, nel comune sentire di un Paese devastato dal virus e dalla crisi economica, non esistono più da un pezzo. E quando sarà il momento di andare a votare può darsi che sia ancora peggio.