Governo Draghi: squadra con tecnici e politici. Vaccini e lavoro cuore del programma

Mario Draghi
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ROMA – La squadra di governo di Mario Draghi ha cominciato a prendere forma, ieri, domenica 7 febbraio, nella quiete della tenuta di campagna di Città della Pieve. Sarebbe una compagine un po’ tecnica e un po’ politica, frutto della sua iniziativa, senza trattativa con i partiti. Tecnici i ministri, politici i sottosegretari per avere fili diretti con i gruppi parlamentari. Fuori dal gioco i leader, perchè potrebbe essere imbarazzante mettere Salvini al fianco di Zingaretti. E non entrerà nel governo l’ex premier, Giuseppe Conte. Draghi ha continuato a sentire il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale proporrà questa squadra mista, destinata a governare e a rilanciare un Paese devastato dalla pandemia ma anche da risse politiche che hanno bloccato tutto nel momento più delicato. Ma questa ripartenza con un uomo del valore di Draghi, alla fine viene vista come una sorta di benedizione. E mom manca chi comincia perfino a lodare Renzi, artefice del risultato importante: aver tolto il balocco dalle mani dei grillini.

BLOCCO DEI LICENZIAMENTI – L’unità nazionale di Mario Draghi prenderà forma nel secondo giro di consultazioni. Le priorità? In cima all’agenda, Mario Draghi porrà la gestione dell’emergenza sanitaria e un’accelerazione del piano vaccinale, unica via per poter costruire il rilancio, poi il nuovo dpcm anti contagio e varare il decreto con i ristori per i quali il Parlamento aveva approvato uno scostamento di bilancio da 32 miliardi. Ma tra i primi dossier spinosi, Draghi avrà sul tavolo la fine del blocco dei licenziamenti, prevista a fine marzo. Ne dovrebbe discutere – secondo fonti parlamentari – in un tavolo di concertazione con aziende e sindacati con i quali, come detto al Quirinale, intende interloquire. Poi il grande progetto cui mettere mano è il Recovery plan e i partiti si aspettano di capire meglio, nel secondo giro di consultazioni, se il nuovo premier intende riscriverlo o ripartire dalla bozza del governo Conte, nel segno di maggiori investimenti e meno bonus.  Ma non è escluso che prima di sciogliere la riserva senta i segretari confederali e i vertici delle associazioni datoriali per un primo, più generale, confronto.

SOTTOSEGRETARI – Lavoro e tasse sono i temi su cui è più alta l’attenzione dei partiti, anche considerato che in una maggioranza da Leu alla Lega le distanze sarebbero su alcuni punti notevoli: dalla flat tax alla progressività fiscale, da quota 100 leghista allo stop ai condoni fiscali dei Dem. Altro tema spinoso, con una maggioranza così vasta, è quello della gestione di sicurezza e immigrazione. Ma dopo il primo giro di consultazioni la convinzione è che il premier incaricato si concentri su altre priorità per iniziare, come la scuola. Quanto alle riforme, Draghi potrebbe puntare sulla pubblica amministrazione, mentre quelle istituzionali come la legge elettorale dovrebbero essere lasciate al confronto parlamentare. Fin qui il programma. La spinta di Pd, M5s e Leu resta quello per una maggioranza omogenea e quindi – è il ragionamento – più forte, con l’europeista Berlusconi, ma senza l’euroscettico Salvini. Non sembra però questa la strada imboccata da Draghi. Anzi, alcune fonti accreditano già un possibile ingresso nel governo di Giancarlo Giorgetti. L’ipotesi è che torni a Palazzo Chigi da sottosegretario alla presidenza, magari insieme a due sottosegretari per Pd e M5s (circolano i nomi di Andrea Orlando e Stefano Patuanelli), che facciano da camera di compensazione politica per il governo. Ma Draghi, come Firenze Post ha già anticipato, non farà della lista dei ministri oggetto di contrattazione con i partiti. Come sempre, i nomi da lui proposti saranno vagliati dal presidente della Repubblica, ma sarà il governo di Draghi.

MINISTERI ECONOMICI – Negli ambienti parlamentari si continua ancora a parlare di posti da assegnare, tipo Luigi Di Maio ancora alla Farnesina, di Antonio Tajani agli affari europei, e Roberto Speranza alla Salute. Ma sembrano ipotesi improbabili perchè una parte del Pd spinge perché i ministri siano tecnici d’area e non politici. Ma anche in questo caso, deciderà Draghi, anche sul mix dei nomi (si ipotizzava 12 politici e 8 tecnici). Per l’economia non si esclude che Draghi possa tenere l’interim o incaricare Daniele Franco (Bankitalia). Per i ministeri economici si fanno anche i nomi di Francesca Bria, presidente di Cdp venture capital, Marcella Panucci, ex Confindustria, Dario Scannapieco, della Bei, Lucrezia Reichlin. Agli esteri potrebbe andare Elisabetta Belloni, al Viminale resterebbe Luciana Lamorgese e alla Giustizia, Marta Cartabia o Paola Severino, a segnare una forte presenza di donne. Circolano poi nomi come Vittorio Colao e Carlo Cottarelli. Ma per ora le iscriverei solo nella casella voci di corridoio. Come anche quelle sulle deleghe: da un ministero per i giovani, a una delega ad hoc per il Recovery a un tecnico come Marco Buti. La cosa certa è che Mario Draghi, nel buen retiro di Città della Pieve, arriverà a Roma con idee chiare e fogli scritti. E, a quanto pare, con nessuna voglia di mercanteggiare