Governo Draghi: esordio in Parlamento con Covid e Recovery. E nasce la squadra dei sottosegretari

Mario Draghi debutta in Parlamento per l’intervento sul quale chiederà il voto di fiducia
(Foto ANSA)

ROMA – Mario Draghi esordisce in Parlamento, oggi 17 febbraio, per il voto di fiducia. Con un intervento che non durerà oltre venti minuti e che punterà sulle due grandi emergenze. Ossia sconfiggere il Covid e mettere a punto il Recovery Plan. Con la sua forte impronta ambientalista e le tre grandi riforme da mettere in campo: quella del fisco, quella digitale, quella della giustizia civile. Draghi ha passato gran parte del suo martedì 16 febbraio mettendo a punto il discorso. In mattinata ha incontrato il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini e puntellato la squadra alla presidenza del Consiglio. Con Paola Ansuini, fino a ieri al vertice della comunicazione di Bankitalia, che diventerà direttore della Comunicazione e per le relazioni con i media di Palazzo Chigi per dirigere un ufficio che avrà una squadra che lavorerà su più livelli. Un’ampia parentesi Draghi la dedicherà alla politica estera. Atlantismo, approccio multilaterale ai dossier internazionali, europeismo saranno alcuni dei pilastri a cui Draghi dovrebbe fare riferimento nel suo intervento.

G7 STRAORDINARIO – Draghi drovrà bruciare le tappe. E venerdì 19 febbraio sarà per lui il giorno di un altro esordio: in politica estera con il G7 straordinario convocato in videocall dal premier britannico Boris Johnson. Il suo prestigio internazionale dovrebbe essere anche un’arma dell’Italia per chiedere l’attuazione di una forte accelerazione nella distribuzione dei vaccini in Europa. Anche perché il primo avversario di Draghi è lo stesso del suo predecessore: il Covid. Ed è un avversario contro il quale, è la tesi del Capo del governo, sono necessari l’unità e la coesione non solo del Paese ma anche della politica. E’ probabile che il premier faccia riferimento anche al tema del lavoro – con la fine del blocco dei licenziamenti che, al momento, è prevista per il 31 marzo – e sarà, infine, centrale il tema dell’ambiente, sul quale Draghi ha definito il ministero per la Transizione Ecologica, che presiederà anche il Comitato interministeriale per il Recovery. Da venerdì, poi, la presidenza Draghi entrerà nel vivo. Dovrà completare la squadra di governo.

SOTTOSEGRETARI – La formazione di viceministri e sottosegretari prenderà forma, a quantoi pare, entro il week end. I partiti hanno inviato lam lista dei loro desideri a Palazzo Chigi. Il Pd chiede posti per le signore del partito, rimaste fuori dalla nomina dei ministri. Ma vediamo i nomi che circolano. Al Mef potrebbero essere confermati Laura Castelli e Antonio Misiani, con l’ingresso del leghista Bitonci e dell’azzurro Pichetto Fratin. Agli Esteri puntano ad un ruolo Lega e Fi mentre, nel M5S si balla tra la riconferma di Di Stefano e l’ingresso di Marta Grande. Lega e FI (con Francesco Paolo Sisto) guardano anche alla Giustizia, dove, per il M5S, potrebbe arrivare Vito Crimi, che si è visto sbarrare la strada all’Editoria. Per la Transizione Ecologica circola il nome del pentastellato Buffagni mentre alla Sanità potrebbe esserci qualche conferma (come quella di Pier Paolo Sileri) e qualche faccia nuova, come quella del leghista Gian Marco Centinaio. Al Viminale possibile sono il ritorno del salviniano Nicola Molteni e la conferma di Carlo Sibilia. Al Mit il siciliano Giancarlo Cancelleri (M5S) punta alla riconferma, mentre nel Pd, come detto, c’è il fattore quote rosa che spinge alla riconferma delle donne e a qualche ingresso: tra le new entry si parla di Madia, Pinotti o Gribaudo. In Iv crescono invece le quotazioni di Davide Faraone mentre per le Politiche Agricole viene indicato Francesco Scoma. E anche in FI la corsa è serrata. Tra i più quotati i senatori Battistoni e Malan, Mandelli, e i deputati Calabria e Baldelli. Nomi e cognomi sussurrati o urlati. Sembra di essere al calciomercato. Ma Draghi, come ha fatto per i ministri, dirà comunque l’ultima parola.