Draghi tace, ma filtrano rumors su nuovi parametri e valutazioni anticovid

Mario Draghi alla Camera
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI POOL

Il premier Draghi sta mantenendo uno stile molto asciutto e riservato, niente social, pochi colloqui con la stampa, contatti solo con gli addetti e nessuna anticipazione ufficiale. Un monito indiretto ai loquaci virologi e simili che ogni giorno sparano le loro bordate, spesso controproducenti. Che differenza rispetto all’alluvione di provvedimenti, conferenze stampa notturne, dirette Facebook dell’Avvocato di Volturara Appula. Vedremo se questo cambio di rotta approderà a provvedimenti efficaci per la salute e l’economia.

Domani il Consiglio dei ministri potrebbe dare già qualche indicazione in merito al comportamento richiesto agli italiani. E sembra che ci si avvii verso la fissazione di parametri più severi e valutazioni dei dati ogni 15 giorni. Ma non subito, forse dopo il 5 marzo, alla scadenza del regime fissato dall’accoppiata Conte-Speranza.

Dunque niente lockdown alleggerito o zona arancione scuro in tutta la Penisola, come chiedono in molti, ma si renderebbero inizialmente addirittura più rigorose le regole dell’arancione, per aumentarne l’efficacia, ove i dati dimostrassero un peggioramento della pandemia. Inoltre andrebbe rivista la tempistica del sistema di valutazione poiché in passato ci si è lamentati, giustamente, che le valutazioni del Cts si fondano su dati che spesso sono riferiti a 10-14 giorni prima, dunque la statistica va molto più lenta del virus.

Gli stessi governatori, ieri riuniti in una conferenza delle Regioni, si sono spaccati sulla proposta avanzata nei giorni scorsi dal presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini (tutta l’Italia in arancione per due o tre settimane), accordandosi però sulla richiesta di un cambio di passo nella gestione dell’epidemia. Un’accelerazione che i governatori vorrebbero si concretizzasse nella modifica delle modalità con cui si entra e si esce nelle diverse fasce di rischio.

Il Consiglio dei ministri convocato per domani mattina alle 9.30 si riunirà per prorogare fino al 31 marzo il divieto allo spostamento tra Regioni in scadenza il 25 febbraio, mentre per il cambio dei parametri serviranno prima altri passaggi tra i tecnici delle amministrazioni locali e quelli della Cabina di regia. Una valutazione politica informale ci  potrebbe essere in un vertice, dopo il Cdm, tra il premier Draghi, il ministro della Salute Roberto Speranza e la ministra degli Affari Regionali Maria Stella Gelmini.

Sembra che, per ora, non siano in programma ulteriori cambiamenti, e  il tutto dovrebbe essere rimandato ad inizio marzo, programmando i nuovi eventuali e le possibili modifiche al sistema delle fasce, per il 5 marzo, alla data in cui scade il Dpcm Conte-Speranza del 16 gennaio, quello attualmente in vigore. Sperando che davvero si riesca a cambiare registro.