25 aprile 2021: Resistenza nuova per ritrovare la libertà perduta

25 aprile 1945 partigiani nella Firenze liberata
25 aprile 1945 partigiani nella Firenze liberata

Un verbo in questi tempi molto usato, anzi abusato talvolta fino a venire a noia, è resilienza. Ovvero trasformare una criticità in un’opportunità, adattarsi senza rompersi in un urto. A dire il vero, nel celebrare il 25 Aprile preferisco la parola Resistenza. E penso che, nonostante le mode lessicali, sia ancora quella che ci vuole. Questa volta non c’è da combattere sui monti o per le strade di Firenze per scacciare un nemico.

RESISTERE – Ma c’è da riconquistare davvero, se non la libertà in senso stretto, almeno molto terreno, e tempo, perduto: una situazione sanitaria che non convince, vaccini a singhiozzo, un’economia vicina al collasso, il lavoro che manca, scuole chiuse, un modello, quello toscano, prima invidiato e che ora mostra profonde crepe. Non ci sono le bombe, ma la nostra stessa vita si snoda tra autoreclusioni e paure legittime, apprensione per chi ci è caro e lacrime per chi lo era. Di fronte ad una situazione così che altro si può fare se non resistere? E, 76 anni dopo, dobbiamo imparare di nuovo a farlo perché solo resistendo potremo guadagnarci il diritto ad una nuova Liberazione.

NUOVI PARTIGIANI – Questa volta non ci sarà chi lo fece per noi, nessuno con i fazzoletti al collo e la fascia tricolore al braccio verrà a bussare alle nostre porte o si farà sentire, cantando, in strada per avvisarci che tutto è finito. Questa volta gli unici partigiani possibili siamo noi. E la libertà non arriverà tutta insieme, ce la dovremo conquistare minuto per minuto con le nostre forze. Qualcosa di molto simile ad allora però possiamo farlo. La Resistenza e la Liberazione non furono solo atti dirompenti ma portarono con loro un senso di solidarietà e di vicinanza che oggi dobbiamo coltivare con grande cura, la stessa che riserviamo alla memoria di chi si sacrificò a costo della vita.

RICOSTRUIRE – Farlo non è così pericoloso come un’azione militare, come sfidare i proiettili. E una Resistenza cocciuta e gentile, risoluta, continua e quotidiana. Solo così potremo costruire la nostra Liberazione. Stavolta non ci saranno morti da vendicare, né dittatori ed oppressori da maledire. Ma ci sarà molto, moltissimo, da ricostruire fin dalle fondamenta. Per questo, ancora oggi, vale la pena resistere.