Covid: Firenze: vietati centro e piazze movida sabato e domenica. Ordinanza di Nardella


ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

FIRENZE – Ordinanza di Nardella: sabato primo maggio e domenica 2 divieto di stazionamento in piedi nelle tre aree del centro di Firenze più a rischio assembramento causa movida. Vietato anche il consumo di bevande alcoliche, salvo quello effettuato ai tavoli dei locali di ristorazione, nei giorni di venerdì, sabato e domenica dalle ore 16 alle 22. Lo stabilisce, come detto, l’ordinanza di Nardella, concordata stamani durante il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Alessandra Guidi. Lo scorso fine settimana ci sono stati problemi per il troppo affollamento in alcune zone di Firenze.

Per prevenire gli assembramenti è previsto anche l’impiego di operatori della protezione civile, di steward, di personale di ditte esterne che lavorano in gestione alla viabilità e dipendenti della Sas, la società di servizi alla strada. Le aree considerate a maggior rischio, spiega la prefettura, sono quelle di largo Annigoni, Sant’Ambrogio e borgo la Croce; Santo Spirito; piazza della Repubblica, via Pellicceria e piazza Strozzi. In queste zone sarà anche rafforzata la presenza delle forze dell’ordine con l’impiego di circa 20 pattuglie aggiuntive. Se necessario, potranno essere disposte chiusure temporanee della circolazione pedonale, per impedire che un flusso eccessivo di persone determini affollamenti rischiosi per la salute collettiva.

«Quello che è successo lo scorso 25 aprile – ha detto il sindaco Dario Nardella – è grave. Non si possono accettare manifestazioni che diventano occasione per mettere a rischio la salute propria e quella degli altri. I luoghi pubblici – ha aggiunto – devono essere rispettati, così come le regole, che valgono per tutti. Questa mattina con la prefettura abbiamo deciso di prendere misure molto severe. Visto che tutti noi non vediamo l’ora di tornare alla normalità e visto che anche oggi nell’area fiorentina abbiamo avuto 300 nuovi casi di positivi, è necessario che ognuno di noi faccia la propria parte».