Cabina di regìa: coprifuoco a mezzanotte dal 24 maggio. E nuove riaperture. Ma restano tensioni nel governo

Mario Draghi con Giancarlo Giorgetti (Lega) e Luigi Di Maio (M5S)
ANSA/FABIO FRUSTACI

ROMA – Nonostante le divisioni di bandiera – la Lega che fa l’apripista, il Pd che la attacca, il M5S che non ce la fa più ad essere rigorista – la cabina di regìa di oggi, 17 maggio 2021, dovrebbe dare nuove libertà a un’Italia ormai tutta gialla (tranne la Val d’Aosta) e stabilire, per esempio, che dal 24 maggio il coprifuoco scatterà solo a mezzanotte. Ma sono previste anche provvedimenti per consentire le cene al chiuso nei ristoranti, date certe per matrimoni, palestre e piscine. Tutto questo, al di là dei teatrini della politica, perchè i dati su contagi e vaccinazioni sono finalmente stabili e confortanti. Lo stesso ministro Speranza, che ha voluto lo show dal Foro Italico, in occasione degli internazionali di Tennis (vittoria in finale di Nadal su Djokovic) ha spalancato porte finora chiuse.

CABINA DI REGIA – Quindi, dalla cabina di regìa di oggi sono attese misure più soft, mantenendosi comunque nel binario della prudenza e della gradualità. Il premier Mario Draghi prepara un nuovo allentamento delle restrizioni. Anche se, come accennato, la vigilia del vertice di governo è stata segnata dalle tensioni che, più in generale, attraversano la maggioranza, in primis Lega e Pd. Allo strappo di Salvini sulle riforme è ancora il Nazareno, in mattinata a replicare con durezza: «Se Salvini non vuole i fondi Ue si dimettano i ministri chiamati a gestirli», attacca il vice segretario dem Giuseppe Provenzano. Lo schema del Pd è piuttosto chiaro: l’agenda delle riforme alla quali è chiamato il governo è dettata dal principio che sta alla base del Recovery Fund: risorse in cambio di un cronoprogramma rigido da rispettare. In caso contrario il flusso di fondi europei può arrestarsi. Lo schema è ben chiaro anche al capo del governo. Che sulle riforme previste dal Recovery non ha alcuna intenzione di rallentare. Eppure, qualche intoppo le tensioni nella maggioranza lo creano. I due primi decreti post-Recovery, quello sulle semplificazioni e quello sulla governance saranno varati dal governo nel corso dell’ultima settimana di maggio e non la prossima, come i più ottimisti, tra chi gestisce il dossier del Pnrr, si auguravano.

SOSTEGNI BIS – Non subirà ulteriori ritardi, invece, il decreto sostegni-bis, che potrebbe vedere la luce in un Consiglio dei ministri tra mercoledì e giovedì. Prima di ultimarlo, infatti, Draghi vuole capire cosa e quanto potrà riaprire in Italia. E su questo base i numeri dei ristori potranno sensibilmente cambiare. La speranza, nel governo, è che quello della prossima settimana sia l’ultimo decreto sostegni. L’obiettivo, infatti, è procedere ad una riapertura progressiva da qui a fine giugno. Ma già nella cabina di regia, Draghi tornerà a trovarsi tra due fuochi: da un lato la Lega del riaprire tutto e dell’altro il titolare della Salute Roberto Speranza che, finale di tennis a parte, deve mantenere la faccia della prudenza. Il pressing del centrodestra è alto, l’obiettivo – sul quale anche il M5S potrebbe concordare – è spostare il coprifuoco alle 24 già dal 24 maggio. E, prima della cabina di regia, Salvini ha convocato una videoconferenza con i membri del governo della Lega per organizzare le mosse da mettere sul tavolo della cabina di regia. Ma le tensioni sulle misure anti-Covid potrebbero impallidire di fronte a quelle che, già dai prossimi giorni, rischiano di emergere sulla governance del Recovery e sulle macro-riforme del Pnrr, a cominciare da quella della giustizia.

«Salvini si mette all’angolo, anche Fi lo isola», attacca Anna Rossomando del Pd. «Letta stia sereno, Draghi farà le riforme, anche con la Lega», replica il capogruppo azzurro Roberto Occhiutto. L’obiettivo, per il premier, è incassare la riforma della giustizia e quella del fisco prima dell’elezione del presidente della Repubblica, vero e proprio spartiacque del governo. Ed è un obiettivo in cui Draghi può contare sull’appoggio dell’Ue e non solo. «Sono rimasto colpito favorevolmente da Draghi e dai suoi ministri, hanno le idee ben chiare sul futuro»; sottolinea l’inviato speciale Usa per il clima, John Kerry, al termine della sua missione romana. In Parlamento, però, sulla giustizia si preannuncia battaglia, soprattutto sulla riforma del processo penale. Tanto che il M5S spinge per dare la precedenza a quella della giustizia civile e del Csm. Le tensioni rischiano di essere alimentate anche dalla partita delle 500 nomine a cui si avvicina Draghi. Da Ferrovie dello Stato a Cassa Depositi e Prestiti fino a quella della Rai. Tutti, nella maggioranza, vogliono dire la propria. Ma l’impressione è il premier gestirà il dossier innanzitutto con i ministri a lui più vicini, a partire dal titolare del Tesoro, Daniele Franco. Ascolterà tutti e deciderà lui, come è già successo.