Politica europea: la disaffezione degli elettori cresce, e non soltanto in Francia

Ursula von der Leyen e Mario Draghi

PARIGI – Oltre a confermare la disaffezione degli elettori (65% di astenuti) i risultati delle elezioni regionali hanno penalizzato i partiti di Macron e di Marine Le Pen, un pessimo messaggio per i due principali contendenti alle elezioni presidenziali del 2022. Guardando oltre, i media d’Oltralpe fanno riferimento al prossimo rimpasto tecnico del governo di Jean Castex, atteso nelle prossime settimane.

Secondo Le Monde, non saranno sanzionati i ministri coinvolti nelle regionali nonostante la pesante sconfitta registrata da alcuni di loro. Del resto all’ultimo consiglio dei ministri il presidente Macron ha assicurato che non c’è da trarre alcuna conseguenza nazionale da un voto locale, ad eccezione della partecipazione. Che ha già dato di per sé un segnale chiarissimo, la disaffezione dei francesi per questa politica (astensione record al 65%) e in particolare per i due partiti maggiori.

Mentre per le forze politiche tradizionali, sia a destra con Les Republicains che a sinistra con il Partito socialista, il verdetto delle urne a loro favorevole segna il loro ritorno anche a livello nazionale, con nuovi scenari che potrebbero aprirsi alle presidenziali. In realtà la nuova mappa elettorale della Francia è molto difficile da leggere e non c’è più nulla di chiaro, di certo ha sottolineato Olivier Faye, analista politico di Le Monde.

Vedremo i prossimi sviluppi in Francia, ma è certo che la politica, ovunque in Europa, ha dato segnali negativi alle popolazioni, complice anche una Ue che non riesce a concludere e a far progredire soddisfacenti politiche sociali, per l’immigrazione, per il lavoro, restando sempre più distante dai cittadini. Riesce solo a fornire finanziamenti, potrebbe essere utile quello del Next Generation Eu, e a stringere accordi per la prenotazione di vaccini antipandemia, utili soprattutto ai profitti delle case farmaceutiche. Per non parlare dell’Italia dove, a parte la stima per Draghi, i cittadini s’interrogano sulle diatribe interne del M5S, sulle uscite del segretario Pd Enrico letta, sulla difficile unità delle sinistre e sul dibattito del partito unico della destra, propugnato da Berlusconi, ma poco gradito a Salvini. Forse anche per questo l’unica che cresce nei sondaggi è la Meloni. La conferma l’avremo quando finalmente il prossimo Capo dello Stato, non certo Mattarella che da sempre è contrario ad elezioni politiche, consentirà agli italiani di esprime il proprio giudizio con il voto.