Conte: ultima mediazione. Ma nemmeno la cena con Di Maio e Fico convince Grillo

Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Roberto Fico a cena a Marina di Bibbona: l’ultima mediazione per salvare il M5S (Foto ANSA)

C’è un tentativo in extremis per salvare il Movimento 5 Stelle dalla frantumazione. Lo stanno portando avanti i due esponenti istituzionali di un movimento ormai quasi a pezzi, ossia Luigi Di Maio e Roberto Fico. Che hanno raggiunto Beppe Grillo nella casa al mare di Marina di Bibbona. La cena ha fruttato sette giorni di tregua per un tentativo di scongiurare l’implosione grillina trattando con Giuseppe Conte. Ma non siederanno al tavolo solo loro. Sarà un comitato di sette persone, che garantisce tutte le anime pentastellate, a trovare un difficilissimo equilibrio tra le prerogative che il garante vuole conservare e la libertà di manovra politica che l’ex premier chiede.

GRILLO – «Non accetterò essuna diarchia», è la condizione minima che Conte pone. Le posizioni sono lontane, i due non si parlano. Di Maio prova a mostrarsi ottimista: «Non è semplice ma io ci credo, troveremo una soluzione per ripartire». Grillo mette in stand by la votazione del comitato direttivo che segnerebbe la fine del progetto contiano del M5s. Conte, che raccontano in pace con se stesso per aver fatto tutto il possibile per trovare una sintesi ed evitare spaccature o scissioni, benedice il tentativo di mediazione. Ma il fondatore invoca tempi brevissimi per riscrivere statuto, codice etico e carta dei valori, tanto che circola l’ipotesi – smentita dai diretti interessati – che abbia dato solo tre giorni ai mediatori.

CONTE – E l’ex premier, parlando con chi gli è più vicino, pone l’accento sulla necessità di rilanciare il M5s dando vita a un nuovo corso, tenendo fermi “quei principi fondamentali espressi con chiarezza” anche nella conferenza stampa di qualche giorno fa. Accetterà la leadership (e archivierà l’ipotesi di un nuovo partito) se ci sarà chiara separazione tra gli organi di garanzia e di gestione politica del Movimento. L’ipotesi di lavoro – ancora tutta da costruire – da cui “i sette” potrebbero partire è stabilire che in casi eccezionali il garante possa intervenire e indire votazioni degli iscritti. Di sicuro c’è la necessità, osserva un dirigente, che entrambi facciano mezzo passo indietro. «Puntiamo a chiudere entro sette-dieci giorni ma ci prenderemo il tempo che servirà», confida un mediatore. Dal palco di un’iniziativa a Sorrento, Di Maio, che ha portato a casa l’avvio della trattativa, ha un sorriso disteso quando dichiara: «E’ un momento molto delicato, proprio per questo credo che si debba parlare pochissimo e lavorare per una soluzione comune».

MEDIAZIONE – Il lavoro dei mediatori è però ancora alle battute iniziali, con i primi contatti tra i sette, che potrebbero incontrarsi all’inizio della prossima settimana. Del comitato fanno parte Di Maio e Fico, protagonisti dell’iniziativa che ha portato a sbloccare l’impasse, il presidente del comitato di garanzia Vito Crimi, il capogruppo di Camera e Senato, Davide Crippa e Ettore Licheri, la capogruppo in Parlamento europeo Tiziana Beghin, il ministro Stefano Patuanelli. Patuanelli e Licheri sono considerati più vicini a Conte, Crippa e Beghin più in sintonia con Grillo. La presenza dei capigruppo dà prova di coinvolgimento ai parlamentari che negli ultimi mesi hanno lamentato esclusione dalle decisioni interne. Le assemblee di deputati e senatori ipotizzate per parlare con Grillo e Conte a questo punto sono in stand by. Saranno i sette a tessere la tela tra i due: se intesa sarà, dovrà poi essere presentata ai gruppi e vidimata da un voto degli iscritti. A cena con gli enfant prodige del Movimento, con sullo sfondo la vittoria degli azzurri contro il Belgio, Grillo ferma le lancette della scissione e scrive sul suo profilo Facebook il post in cui tanti speravano. A chi lo sente un giorno dopo, Conte ribadisce che la contesa non è personale ma che dirà no al progetto se non penserà che sia la strada giusta. Gli alleati di governo tifano unità. Ma Grillo sembra geloso della sua idea, o della sua creatura. E non vuole che sia un altro a guidarla. Il partito che vinse le elezioni del 2018, di fatto, non esiste più.