Monte Paschi: salvataggio, un decennio di tentativi costosi e non riusciti. Le dure critiche di Tremonti

MILANO – «È dubbio se sia stato Brecht o Stalin a chiedersi se sia un reato più grave fondare o rapinare una banca. Un addendum al dilemma oggi è: è reato più grave affondare invece di salvare una banca? Sto parlando del Monte Paschi, da un decennio storia di tentativi costosi e non riusciti». Così l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ sul caso Mps.

«A oggi le ipotesi di salvataggio con la costituzione di una dote — tra crediti fiscali delle Dta, inventivi all’esodo, costi di ristrutturazione, capitali per farla ripartire, copertura dei 10 miliardi di cause legali — richiedono una cifra estremamente elevata. Grosso modo 20 miliardi».

Per trovare una strada alternativa secondo Tremonti bisogna seguire la logica di ‘dimenticare il passato’ e, nel concreto, innanzitutto risolvere le liti pendenti: in primis quella con la Fondazione Mps che chiede alla banca 3,8 miliardi: «è una causa suicida. Se invece transasse, per esempio rinunciasse in cambio di una quota azionaria, anche simbolica, otterrebbe il suo obiettivo principale, che è la continuazione del Monte».

Un accordo stile Parmalat? «Più o meno va in quella direzione”. A questo punto, anche dal mercato potresti avere un interesse sul Monte. Dal punto di vista dell’interesse nazionale, è importante avere una banca Mps forte. Il tutto in un contesto che oggi vede da parte della Bce un atteggiamento molto ragionevole; vuole evitare una bancarotta e ferme le ragioni della concorrenza, viviamo un tempo particolare. La cifra concessa in Europa in aiuti di Stato per il Covid è enorme, tale di sovvertire ogni criterio di mercato per salvare il mercato», conclude.