Mattarella alla cerimonia del Ventaglio: «Vaccinarsi è un dovere. E ai giornalisti garantire pensione e tutele»

ROMA – Ha rotto schemi e indugi, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella tradizionale cerimonia del Ventaglio, al Quirinale. Dicendo: «Vaccinarsi è un dovere civico e morale : per questo chiedo alla politica e ai cittadini senso di responsabilità collettivo, dando per scontato che non si può dire di no al vaccino quando si lavora o ci si trova in spazi comuni».

Ecco la voce del Presidente della Repubblica che si inserisce forte nei dubbi dei partiti e nelle comprensibili paure della gente, soprattutto travolgendo le minoranze no-vax, per spostare un po’ più in là l’asticella. Ma non basta: Mattarella si è ricordato anche dei giornalisti e dell’odissea che vive l’Inpgi, l’istituto di previdenza. Così ha detto: «Garantire rigore e autonomia significa prendere atto che ai giornalisti iscritti all’Ordine e, dunque, chiamati a svolgere un’attività racchiusa nell’ambito di specifiche regole deontologiche, vanno applicate quanto meno garanzie eguali alle altre categorie di lavoratori, a partire dall’ambito previdenziale, nel quale è ragionevole che valga, per la prestazione pensionistica, la garanzia pubblica assicurata a tutti i lavoratori dipendenti. Lo stesso criterio è bene che trovi applicazione in materia di ammortizzatori sociali, diretti ad affrontare crisi aziendali per superarle e anche per accompagnare la trasformazione dei supporti tecnologici che assicurano la circolazione delle notizie. E’ un compito, quest’ultimo, che si riconduce all’applicazione del Pnrr».

Sergio Mattarella premette di non voler entrare in valutazioni strettamente politiche, ma certamente non si tira indietro e riporta al centro della scena la necessità di fare subito le riforme che sono parte integrante del Recovery. Ma parte subito forte nell’incontro con la stampa parlamentare affrontando con estrema chiarezza il nodo che sta condizionando da settimane il dibattito in Italia: l’obbligatorietà del vaccino. E lo fa attraverso un ragionamento lineare: «La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso. Più si prolunga il tempo della sua ampia circolazione più frequenti e pericolose possono essere le sue mutazioni. Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo. Il vaccino non ci rende invulnerabili ma riduce grandemente la possibilità di contrarre il virus, la sua circolazione e la sua pericolosità. Per queste ragioni la vaccinazione è un dovere morale e civico».

Dopo la premessa entra limpidamente nel merito: «La libertà è condizione irrinunziabile ma chi limita oggi la nostra libertà è il virus non gli strumenti e le regole per sconfiggerlo. Se la legge non dispone diversamente si può dire: in casa mia il vaccino non entra. Ma questo non si può dire per ambienti comuni, non si può dire per gli spazi condivisi, dove le altre persone hanno il diritto che nessuno vi porti un alto pericolo di contagio; perché preferiscono dire: in casa mia non entra il virus». Non è certo un caso, se il capo dello Stato spinge l’acceleratore proprio sul mondo della scuola dove il dibattito sugli insegnati vaccinati o meno è rovente: la pandemia ha imposto grandi sacrifici in tanti ambiti. Ovunque gravi. Sottolinea quelli del mondo della scuola. Il regolare andamento del prossimo anno scolastico deve essere un’assoluta priorità. Mattarella non vuole entrare in temi squisitamente politici e quindi non parla proprio del suo semestre bianco che inizierà i primi d’agosto, evita del tutto qualunque riferimento a un suo bis e non sfiora neanche il delicato tema della durata della legislatura. Ma, evidentemente perplesso dal continuo scarrocciamento dei partiti su provvedimenti laterali, richiama le forze politiche a non perdere di vista la natura emergenziale del governo Draghi e l’eccezionalità del Recovery fund che porterà in dote all’Italia la somma record di oltre 210 miliardi di euro. Che sono condizionati ad una serie di riforme. Ed anche sul tema Recovery l’analisi del presidente è spietata nel suo realismo: che non si smarrisca la consapevolezza dell’emergenza che tuttora l’Italia sta attraversando, dei gravi pericoli sui versanti sanitario, economico e sociale. Che non si pensi di averli alle spalle. Che non si rivolga attenzione prevalente a questioni non altrettanto pressanti

Quindi Mattarella non cita mai la parola Giustizia, ma di quella si parla oggi ed è impossibile non cogliere la preoccupazione del Presidente sull’impasse di queste ore. Mediazione sì, ma poi si decida: questo è il cuore del richiamo urbi et orbi di Sergio Mattarella, richiamo che, certamente, chi guida palazzo Chigi alla fine ascolterà.