Turismo toscano: crolla (–53.4%) nel 2020 soprattutto quello straniero. Il rapporto Irpet

FIRENZE – Turismo in Toscana, il rapporto Irpet certifica che il crollo c’e’ stato (-53,4%), ma non piu’ drammatico di quanto accaduto complessivamente in Italia. E comunque si intravedono segnali di ripresa e di ripartenza, a partire da un’offerta variegata che sicuramente e’ un punto di forza: con mille e seicento nuovi operatori che nel 2021 si sono iscritti alla piattaforma “Make” di Fondazione Sistema Toscana e 1030 nuovi pacchetti e idee di possibili viaggi, 3 milioni di visualizzazioni per 1 milione circa di utenti su www.visittuscany.it (rispetto all’anno scorso i francesi cresciuti di quasi nove volte, i tedeschi del 249 per cento, gli svizzeri del 135), 85 milioni di visualizzazioni su google e 13 milioni su facebook per la campagna Toscana Rinascimento senza fine.

I dati del 2020, attesi, certamente rimangono e costituiscono l’impatto del Covid su un segmento importante dell’economia. Il turismo in Toscana, rileva l’Irpet nel suo rapporto annuale, segna infatti alla fine nel 2020
il 54,3 per cento di presenze in meno. Il numero misura il complesso dei giorni di permanenza, moltiplicato per i turisti che sono arrivati.

Il turismo pesa in Toscana per circa il 10 per cento sul lavoro attivato nella regione. L’impossibilita’ o comunque la minore propensione a viaggiare causata dall’emergenza sanitaria ha avuto dunque riflessi rilevanti sulle diminuzione del prodotto interno lordo che, sempre secondo le ultime stime di Irpet, si attesta nel 2020 intorno tra il 10 e l’11 per cento. Si calcola che 46,8 milioni di presenze in meno in un anno siano valse 5,8 miliardi di euro di minori entrate sui dieci complessivamente persi dall’intera economia toscana. Nel dettaglio gli arrivi di turisti internazionali, racconta l’istituto di programmazione economica della regione, sono crollati del 72,8 per cento. Meno turisti, con soggiorni lievemente piu’ brevi. Effetto dell’impossibilita’ o comunque della minore propensione a viaggiare. Ma in Toscana non e’ andata molto diversamente che altrove: in Asia e nel Pacifico gli arrivi sono crollati del 74 per cento, in Europa del 68,5 per cento, del 71 per cento nell’area mediterranea.

Naturalmente il comparto piu’ penalizzato e’ quello straniero (- 76,5 per cento) rispetto alle presenze di italiani (- 28,7 per cento). Questi almeno sono i dati nelle strutture ricettive ufficiali perche’, rilevano sempre gli analisti, se si potessero quantificare i flussi anche degli affitti di case indipendenti e degli appartamenti ‘non ufficiali’ (AirBnb, ad esempio) – i piu’ ricercati nel 2020 assieme alle strutture per il turismo all’aria aperta, una tendenza giudicata strutturale e di medio periodo, assieme al ritrovato protagonismo del turismo interno e del ‘viaggio lento’ – alla fine le perdite sarebbero probabilmente inferiori rispetto a quelle che appaiono. Sempre l’Irpet stima un – 45,3 per cento complessivo (-26,8 per cento solo sulle non ufficiali). I turisti hanno prediletto la rarefazione delle persone e la natura, due dati di cui far tesoro, assieme ad un’esperienza turistica sempre piu’ digitale e con prenotazione
estremamente flessibili. Quanto al turismo organizzato, la maggior parte degli esperti non precede un ritorno ai livelli pre-pandemia prima del 2023 o anche fino al 2024.

Crollano anche gli arrivi dalla Spagna (-87,5 per cento di presenze in meno) e dal Nord Europa (- 90,3 per cento): meno peggio per Francia (-73,5%), Paesi Bassi (-63,5%), Germania ed Austria (-60,4%) e Svizzera (-44,4%). Conta la prossimita’. Per quanto riguarda il mercato interno i lombardi diminuiscono del 22,9 per cento, i piemontesi del 21,8 per cento, gli emiliano romagnoli del 27,7 per cento, ma i laziali del 37,7, i campani del 45,2, i siciliani del 49,2, i pugliesi del 50,7 e i sardi del 58,6. Numeri coerenti con un turismo che nel 2020 e’ stato soprattutto estivo e balneare, con spostamenti piu’ limitato da regioni con accesso al mare. Le citta’ d’arte sono le destinazioni
di gran lunga in maggior sofferenza: -72 per cento di presenze. Ma gli europei dell’ovest, diminuiti nelle citta’ del 75 per cento, sono mancati anche nelle aree collinari quasi quanto nelle citta’ d’arte, contribuendo alla fine quasi per la meta’ alle perdite di presenze in quel segmento, che segna alla fine un meno 62,4 per cento. La montagna si ferma invece a -49 per cento.