Covid-19: Speranza fa mezza retromarcia, sì alle cure domiciliari da parte dei medici

ROMA – C’è voluto un anno e mezzo, ma finalmente qualcosa sta cambiando. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha innestato una mezza retromarcia e ha firmato un’intesa tra Stato e Regioni sulle cure domiciliari Covid. Una svolta importantissima resa possibile dal citato accordo.

Si tratta di un protocollo di cura condiviso e usato da centinaia di medici in tutta Italia, con cui è stato possibile prendere in carico e guarire precocemente e gratuitamente migliaia di positivi, a casa, intervenendo sin dai primissimi sintomi della malattia, che, se trattata con anti infiammatori ma non solo, non rischia di trasformarsi in qualcosa di grave e potenzialmente mortale. Il Quotidiano online QuiFinanza.it riporta la notizia sottolineando il fatto che probabilmente, se questo protocollo fosse stato adottato prima, si sarebbero potute risparmiare migliaia di vittime.

Speranza ha spiegato che con l’intesa tra Stato e Regioni sulle cure domiciliari «si compie un passo fondamentale per costruire la sanità di domani». Grazie al Pnrr verranno investiti 4 miliardi di euro nelle cure domiciliari, per portare l’assistenza pubblica e le cure più appropriate in casa dei pazienti.

Fino ad oggi non esisteva un regime di accreditamento per le cure domiciliari. C’erano solo piccole realtà, comitati, associazioni, cooperative, che pure hanno evitato l’aggravarsi della malattia per migliaia di persone. Il Piemonte era stata la prima Regione a dare il via libera alle terapie domiciliari. Ora, finalmente, arriva il riconoscimento nazionale.

Il nuovo sistema di autorizzazione e accreditamento approvato fissa requisiti elevati ed omogenei per tutti i soggetti che erogano questi servizi e garantirà cure con standard avanzati e della stessa qualità su tutto il territorio nazionale.

«Saremo in grado di curare meglio le persone, evitando il ricorso all’ospedale quando non è necessario e utilizzando al meglio le risorse», ha detto Speranza, sottolineando che l’intesa estende alle cure domiciliari il sistema di autorizzazione e accreditamento per tutti gli enti e soggetti, pubblici e privati, che erogano questi servizi.

In particolare, si legge, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano entro agosto 2022 dovranno provvedere ad attivare il sistema di autorizzazione e di accreditamento delle organizzazioni pubbliche e private per l’erogazione di cure domiciliari determinando, in particolare, il fabbisogno secondo le funzioni di assistenza individuate in sede di programmazione sanitaria per garantire i livelli essenziali di assistenza.

Chi ha già adottato un proprio sistema di autorizzazione e di accreditamento delle organizzazioni pubbliche e private per l’erogazione di cure domiciliari dovrà adeguare il sistema sempre entro 12 mesi.

Il citato quotidiano online sottolinea anche alcuni benefici importanti per i pazienti,  pazienti, che potranno scegliere l’ente che preferiscono per essere curati, così come a scegliere l’ospedale dove farsi eventualmente ricoverare.

E aggiunge inoltre che  anche il Sistema sanitario nazionale potrebbe beneficiarne sensibilmente: per dare un numero, le spese sostenute per un posto letto in ospedale si aggirano intorno ai 600 euro al giorno, mentre per le cure a casa ne bastano circa 60. Anche questo potrebbe essere un dato che ha portato alla scelta tardiva (meglio tardi che mai) del ministro delle chiusure.

Nelle more dell’individuazione del sistema tariffario da parte della competente Commissione nazionale, le tariffe sono definite dalle singole Regioni e Province autonome. Viene inoltre attivato un monitoraggio annuale dell’attuazione dell’intesa. Non sono previsti nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, e anche questa, dopo le previsioni di aumento del prezzo dei vaccini delle Big Pharma, è una buona notizia per lo Stato e per i cittadini.