Greta non basta per salvare la Terra: Cina e India saranno decisive per l’energia nuova. Che costa

inquinamento

Greta che canta Bella ciao col pugno alzato e che dà la mano a Draghi nella prefettura di Milano, con l’atteggiamento di chi è lì per insegnare, è solo scena. Utile quanto si vuole per impressionare l’opinione pubblica cercando di dimostarre quanto siano bravi e lungimiranti i ragazzi, mentre i vecchi, incalliti da abitudini non più sostenibili, dovrebbero solo imparare la lezione e ringraziare. La realtà è un po’ diversa. Perchè la decarbonizzazione tanto invocata, passa da altri protagonisti e da scelte di politica economica e strategie di portata mondiale. Ed epocale. E passa da piani di riconversione energetica e industriale che hanno bisogno di investimenti. Gli Usa, dopo il periodo di Trump, sono tornati con buona volontà. John Kerry, vecchio sfidante di Bush junior per la Casa Bianca, qualche timida promessa l’ha fatta. Basterà?

MINISTRI – Sul principio di darsi una regolata e tentare il salvateggio della Terra che soffoca, si sono dichairati d’accordo tutti i 50 ministri dell’Ambiente presenti a Milano alla Pre-Cop26, l’evento preparatorio della conferenza annuale dell’Onu sul clima. Tutti concordano che alla Cop26 di Glasgow a novembre dovranno aumentare gli impegni di decarbonizzazione presi nell’ambito dell’Accordo di Parigi sul clima. E i 50 concordano anche che i paesi ricchi dovranno cominciare a sborsare gli aiuti ai paesi poveri, previsti nello stesso accordo e finora non pervenuti.

CINA – Il problema? L’inquinatore più potente: la Cina. Tutti a Milano si sono detti fiduciosi che la Cina, principale emettitore di gas serra al mondo, si unirà allo sforzo globale per decarbonizzare di più. Speranze e parole. Proprio stando alle parole, la Pre-Cop italiana si è conclusa oggi con un successo. Ma solo fra un mese, a Glasgow, dal 31 ottobre al 12 novembre, si vedrà cosa ciascun paese metterà effettivamente sul tavolo. Alla Cop26 dovranno essere aggiornati gli obiettivi di decarbonizzazione di ciascun stato, presi a Parigi nel 2015, i cosidetti Ndc (Nationally Determined Contributions). Target oramai inadeguati a mantenere il riscaldamento globale sotto 2 gradi dai livelli pre-industriali (obiettivo minimo dell’Accordo) o sotto 1,5 (obiettivo massimo). «Dobbiamo cambiare velocemente e radicalmente ogni cosa – ha detto stamani il vicepresidente delle Commissione europea e commissario per il clima, FransTimmermans -. Ogni Paese deve arrivare alla Cop 26 con un piano preciso».

RICCHI E POVERI – Questo piano l’Unione Europea ce l’ha (55% di taglio delle emissioni al 2030), come pure gli Usa e altri stati ricchi. Ma paesi emergenti come Cina e India faticano a prendere impegni di decarbonizzazione stringenti, per non bloccare lo sviluppo. Mentre i paesi poveri, in Africa e America Latina, non hanno i soldi per farlo. «Gli Usa sono tornati con noi nella lotta al cambiamento climatico – conclude Timmermans – e il nostro dovere in vista della Cop 26 di Glagow è di convincere altri Paesi a farlo». L’inviato per il clima del presidente Usa, John Kerry, si è detto fiducioso in un accordo con la Cina, e ha spiegato che l’India ha già deciso di aumentare il suo impegno. Mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi è un obiettivo possibile da raggiungere, ma i Paesi del G20 debbono fare di più. Glasgow è dietro l’angolo – ha concluso Kerry -, mancano 30 giorni per il punto di partenza della sfida del decennio e del secolo».

GLASGOW – Il presidente della Cop26, il britannico Alok Sharma, ha detto che a Milano è stato raggiunto un consenso ma occorre fare di più per mantenere il riscaldamento sotto 1,5 gradi. Occorre aumentare gli Ndc, e bisogna garantire il fondo per il clima da 100 miliardi di dollari ai paesi in via di sviluppo. Il ministro italiano della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha aggiunto che verranno disincentivati gli investimenti sulle fonti fossili (ma ha detto pure di sperare che il prezzo del gas calerà dopo il primo trimestre del 2022, per l’apertura di nuovi gasdotti). Sharma ha annunciato per Glasgow un piano per erogare entro il 2025 il fondo da 100 miliardi di dollari previsto dall’Accordo di Parigi per i paesi in via di sviluppo” (fondo al momento quasi vuoto). Entrambi hanno ribadito che la Cina è consapevole della gravità della crisi climatica, e si sono detti fiduciosi che alla Cop26 Pechino prenderà impegni adeguati. Sulla crisi climatica è intervenuto anche papa Francesco: La nostra madre Terra geme e ci avverte che ci stiamo avvicinando a soglie pericolose – ha detto ai giovani economisti riuniti ad Assisi -. Voi siete forse l’ultima generazione che ci può salvare, non esagero. Fuori dal centro congressi Mico dove si è tenuta la Pre-Cop, un centinaio di antagonisti è venuto a contatto col cordone di poliziotti. Ma Greta stavolta non c’era.