Cassazione conferma: il saluto fascista in contesti commemorativi non è reato

ROMA -Proprio mentre viene agitato lo spettro del rigurgito fascista e viene chiesto lo scioglimento soltanto dei movimenti di destra violenti, dimenticando i violenti di sinistra (anarchici, centri sociali), la Cassazione getta acqua sul fuoco. I Supremi giudici decidono che il saluto fascista, in un contesto commemorativo, non è reato. Una randellata sulle teorie sinistrorse propalate a piene mani nei giorni scorsi.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione annullando senza rinvio perché il fatto non sussiste la condanna in appello dei quattro imputati nel processo per i fatti del 25 aprile 2016. Riunitisi al campo X del cimitero Maggiore di Milano per
commemorare come ogni anno i caduti della Repubblica Sociale Italiana, al momento del Presente, fecero il saluto romano. Fra i 300 presenti quel giorno anche il presidente dell’associazione ‘Lealtà Azione’ Stefano Del Miglio, indagato con altri 3 identificati per l’articolo 2 della legge Mancino.

Non è la prima volta che la Cassazione si esprime in tal senso: con le stesse motivazioni, nel 2018, la Suprema Corte assolse due manifestanti, imputati nel 2014 per concorso in manifestazione fascista, reato previsto all’articolo 5 della legge Scelba, che avevano alzato il braccio destro nel saluto romano durante una manifestazione a Milano. In quell’occasione, i giudici spiegarono che la legge non punisce tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste” e i gesti e le
espressioni “idonei a provocare adesioni e consensi».

D’altra parte, è stata la Corte Costituzionale, con due sentenze emesse tra il 1957 e il 1958, a escludere che con apologia di fascismo si possa intendere qualsiasi difesa elogiativa di questa ideologia, come, ad esempio, potrebbe essere fare il saluto romano, stabilendo invece che per apologia di fascismo si debba intendere «una esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista o manifestazioni che siano idonee a creare un effettivo
pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista».

Ridimensionate, almeno in parte, dalla Cassazione le teorie dello scioglimento facile di Forza Nuova, come proposto da politici schierati (Letta, Fratoianni), sindacalisti (Landini) e alcuni opinionisti che abitualmente sono ospiti fissi di talk show.