Mattarella e gli immigrati: nel settennato il Presidente critica l’Europa ma non riesce a incidere sul fenomeno

ANSA/Paolo Giandotti

ROMA –  «Il fenomeno migratorio deve essere governato a vantaggio di tutti. Diversamente ne saranno travolti, insieme, le ragioni dell’umanità e gli ordinamenti statali All’Europa conviene occuparsene per governare questo problema e non trovarselo tra qualche anno ingovernabile definitivamente. Governarlo con regole di accessi ordinati, legali, controllati». Questo il principio fondamentale sostenuto da Mattarella in tema d’immigrazione, in un periodo nel quale, con i governi di sinistra, stiamo assistendo a un aumento dell’invasione di clandestini dall’Africa. Principio giustissimo, ma cosa ha fatto il Presidente  per farlo rispettare? Zero via zero.

Motivazioni etiche, giuridiche, politiche, economiche, sociali e anche di opportunità sostengono la necessità di dare risposte concrete ad una delle più grandi questioni della nostra epoca: quella dei migranti. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo ha costantemente ribadito nel corso del suo mandato, con appelli in chiave interna,
perché ‘(refrain caro alle sinistre e ai cattolici, ma in buona parte infondato) i rifugiati rendono più ricco il nostro Paese’, anche considerando che il tasso di demografia è molto basso e ‘l’arrivo di giovani che hanno talento e capacità rappresenta una risorsa. Peccato che per le nostre strade si vedano soprattutto immigrati sbandati e spesso collegati alla malavita.

Sono stati forti e continui i richiami rivolti dal Capo dello Stato all’Unione europea, che «di fronte ad un ‘tema che in grande misura oggi interpella i nostri valori, che più di altri mette in gioco la nostra capacità geopolitica e la nostra visione del mondo’, non è ancora stata capace di dare una risposta adeguata, efficace e comune».

«La politica migratoria non è mai diventata una materia realmente comunitaria. Ed è singolare, davvero curiosamente singolare, con la conseguenza di lasciare soli gli Stati di frontiera come l’Italia, soprattutto quando non ci sono dogane ma il mare a dividere i Paesi di partenza e quelli di arrivo. Un atteggiamento che in queste settimane sembra trovare conferma mentre si discute della revisione del Codice Schengen, con la previsione del ritorno dei migranti negli Stati di primo ingresso».

Mattarella ha affermato più volte che una Unione europea consapevole dei propri valori e delle proprie responsabilità internazionali non può volgere altrove lo sguardo. «Solo chi non vuol vedere -puntualizza il Capo dello Stato- può fingere di non sapere da dove viene la dolorosa carovana di persone che risale l’Africa e il Medio oriente verso l’Europa. Ripetono la tragedia degli ebrei in fuga dal nazismo; delle centinaia di migliaia di prigionieri di guerra che vagavano in Europa, all’indomani della Seconda guerra mondiale, alla ricerca di focolari andati distrutti, dei profughi le cui case e comunità all’improvviso erano entrate a far parte di un altro Paese. Sono gli eredi di coloro che, a rischio della vita, valicavano il Muro di Berlino; dei cittadini che, sfidando i campi minati, cercavano di transitare dall’Ungheria in Austria». Una narrazione strappalacrime e fine a sé stessa.

E ha più volte aggiunto: «Il mondo è in movimento, sulle gambe di milioni di donne, uomini, bambini, spesso vittime di crudeli trafficanti di esseri umani: è un esercito inerme, che marcia alla ricerca della propria salvezza. Cosa possiamo opporre alle loro ragioni? Non sono loro, che fuggono dalla violenza e dalla morte, il nostro nemico! Si dirigono verso l’Europa, vista non soltanto come luogo del benessere ma ancor di più come spazio di libertà, di tutela dei diritti, di pace. Dobbiamo difendere la sicurezza dell’Europa, ma non possiamo deturparla per renderla meno attraente. Per questo ‘dotarsi di una politica dell’immigrazione e dell’asilo all’altezza dei valori che sono alla base del progetto di integrazione europea costituisce un obiettivo primario per la stabilità e per la stessa coesione dell’Unione’. Sbagliano quindi i ‘molti Paesi frenati da preoccupazioni elettorali contingenti’. Così facendo si finisce per affidare la gestione del fenomeno migratorio agli scafisti e ai trafficanti di esseri umani. Ma soprattutto si dimostra di avere una visione di corto respiro. Non è ignorando il fenomeno, ripete Mattarella che lo si può contrastare o cancellare; va governato. Ma per governarlo occorre avere senso di responsabilità, sapere spiegare alle proprie pubbliche opinioni che cosa va fatto. Sapere, per esempio, spiegare che non tra un secolo ma tra 20, 25, 30 anni la differenza demografica tra Africa e Europa sarà tale da dar vita, se non si governa oggi con regole condivise, ad un fenomeno migratorio disordinato, scomposto che invaderà tutta l’Europa, non i Paesi rivieraschi e mediterranei, ma fino in Scandinavia»

Cosa fare allora? Per Mattarella occorre «aiutare chi chiede aiuto, salvare chi sta annegando o è in mano a organizzazioni criminali è un dovere elementare, umanamente irrinunciabile. Governare i flussi migratori richiede risposte articolate, compresa la cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei flussi, e la necessaria azione di contrasto contro i trafficanti. Non sono quindi sufficienti ‘soluzioni di mero contenimento. Piuttosto è necessario lavorare insieme per far sì che venga meno la disperazione che spinge a mettersi in cammino; perché crescano benessere e stabilità, divenendo, essi, baluardi efficaci superando le grandi migrazioni. L’Unione europea è quindi chiamata a sviluppare, in maniera maggiore di quanto non sia avvenuto fin qui, un dialogo collaborativo con altre parti del mondo, particolarmente con l’Africa per governare insieme questo fenomeno».

Tante belle parole del Presidente, pronunciate nel corso del mandato e in articulo mortis, ma non suffragate da azioni od atti conseguenti nei confronti del governo, dell’Unione Europea e delle istituzioni internazionali. Riconosciamo che il Presidente della repubblica italiana non ha molti poteri effettivi, oltre a una moral suasion, a livello internazionale, ma il settennato di Mattarella verrà ricordato come uno dei meno efficaci in questo settore specifico.