100 anni fa nasceva Artemio Franchi: è stato il più grande dirigente del calcio

Artemio Franchi con un giovanissimo Sandro Bennucci in una foto scattata nel 1972 al Palazzo dei Congressi di Firenze

FIRENZE – Cento anni fa, l’8 gennaio 1922, nasceva a Firenze Artemio Franchi: è stato il più grande e lungimirante dirigente sportivo italiano, nel calcio e non solo. Morì a Siena, in un incidente stradale, il 12 agosto 1983. Firenze e Siena gli hanno giustamente dedicato gli stadi, ma la spinta innovativa di Franchi nel movimento sportivo va al di là di ogni confine municipale e nazionale. Nel mondo, è ricordato come esempio di larghe vedute e diplomazia. Fu presidente della Federcalcio e dell’Uefa e vicepresidente della Fifa.

Ma fu anche l’ispiratore del calcio semiprofessionistico. Non a caso, proprio oggi, Francesco Ghirelli, presidente della serie C, lo rivcorda con queste parole: «Per noi quella di oggi è una data storica, oltre che di ricordo: non mi stancherò mai di ripetere quanto siano state determinanti la grandezza e la lungimiranza di Artemio Franchi, che in questa giornata avrebbe compiuto 100 anni. Franchi ha regalato al calcio italiano una dimensione mondiale, perché con le sue geniali innovazioni ha ottenuto il rispetto di tutti e per noi della Serie C è stato ancora più fondamentale. E’ grazie a lui, infatti, che questa Lega è nata».

Franchi, come detto, nella sua carriera, ha ricoperto le cariche più prestigiose fino a diventare vice presidente della Fifa, oltre che presidente della Figc e dell’Uefa: il 13 luglio 1959 firmò l’atto di nascita della Serie C. Nella sede della Lega Pro il ricordo di Franchi è costante, custodito nel piccolo museo che gli è stato dedicato e dove sono esposti cimeli di ogni tipo tra cui divise ufficiali, fotografie, lettere autografe anche private che regalano pudici e intimi squarci del carattere dell’uomo, non solo del dirigente, marito di Alda e padre di Francesco e Giovanna. Un viaggio alla scoperta di uno statista del calcio che amava visceralmente Firenze e il Palio di Siena.

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Incontrai Artemio Franchi, la prima volta, a Coverciano nel 1967, quando avevo appena 17 anni, ed ero stato appena preso dal grande Giordano Goggioli come collaboratore de La Nazione. Lo intervistavo, insieme a grandi giornalisti (Gianni De Felice, Alfeo Biagi, Franco Mentana babbo di Enrico, Giorgio Tosatti, Ezio De Cesari, Sandro Ciotti, Enrico Ameri), e mi lasciava fare le domande, come a tutti gli altri. Imparai tanto, ascoltandolo e osservandolo. Quando prendeva la parola Franchi, tutti tacevano. Dalle sue labbra mai una banalità o una parola fuori posto. Ricordo che nel 1973, con l’Italia alle prese con la crisi petrolifera, fu lui a suggerire al governo come non bloccare il calcio e il Paese: semplicemente autorizzando l’uso dei bus privati per spostamenti e trasferte. L’uovo di colombo? Può darsi, ma fu il primo a pensarci. Con Franchi Il calcio italiano cambiò: nel 1982 tornò sul tetto del mondo grazie ai gol di Paolo Rossi, ma anche alla sua straordinaria opera. 

Sandro Bennucci

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