Gioie della Corona: eredi Re Umberto II citano in giudizio Presidenza del Consiglio

Vittorio Emanuele di Savoia (C) tra le sorelle Maria Gabriella (S) e Maria Beatrice, detta Titti, in una immagine d’archivio ( novembre 2002 ) MARCELLINO RADOGNA / ANSA

ROMA – Il principe Vittorio Emanuele e le principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, i quattro figli ed eredi di Umberto II, citeranno in giudizio tra poco più di una settimana la presidenza del Consiglio, il ministero dell’Economia e la Banca d’Italia per la restituzione delle gioie della Corona, custodite da 75 anni nella sagrestia di Banca d’Italia. Le abbiamo provate tutte, dice l’avvocato Sergio Orlandi, legale di Casa Savoia, ma il tentativo di mediazione è stato infruttuoso. È pronto l’atto di citazione a giudizio e nel giro di pochi giorni sarà depositato in tribunale.
«Oggi si è tentata una mediazione all’Adr center di via degli Scipioni alle 12, ma ha dato esito negativo», spiega il legale. Sulle cifre Orlandi non si sbilancia. C’è un inventario, ci sono dei beni. Beni che non sono stati confiscati. A differenza degli altri beni – aggiunge – questi non sono mai stati confiscati e sono rimasti pendenti. Perciò devono essere restituiti».

Questa la richiesta avanzata dal legale: «Scrivo in nome e per conto degli eredi del Re d’Italia Umberto II, Vittorio Emanuele di Savoia, Maria Beatrice di Savoia, Maria Gabriella di Savoia, Maria Pia di Savoia. In riferimento ai gioielli, a tutti i beni mobili personali e della famiglia dei Savoia, depositati dal Re d’Italia Umberto II presso la Banca d’Italia, affinché venisse assicuratala custodia e garantita la vigilanza necessaria per la conservazione ai fini della restituzione. Voglia cortesemente la Banca d’Italia, in persona del suo Governatore, provvedere, entro 10 giorni dal ricevimento della presente, alla restituzione di quanto sopra indicato, concedendone, altresì, la contestuale visione, avendone gli eredi stessi il pieno diritto. Voglia la Banca d’Italia contattare lo studio del sottoscritto per gli accordi necessari e riservati. In difetto verranno adite le competenti Sedi Giudiziarie, per l’ottenimento dei diritti spettanti agli eredi».

«Pregiatissimo avvocato Orlandi, rispondiamo in nome e per conto della Banca d’Italia alla sua lettera, inviata lo scorso 30 novembre, relativa ai c.d. ‘Gioielli della Corona’, indirizzata anche al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Economia e delle Finanze. I gioielli sono custoditi fin dal 1946 presso la Banca d’Italia, che non può disporne senza un coordinamento con le Istituzioni della Repubblica coinvolte. La richiesta di restituzione avanzata non può pertanto essere accolta, tenuto conto delle responsabilità del depositario».

È la risposta – di cui AGI è venuta in possesso – della Banca d’Italia, tramite gli avvocati Marco di Pietropaolo e Olina Capolino, a Sergio Orlandi, avvocato che assiste il principe Vittorio Emanuele e le principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, eredi di Umberto II, che citeranno in giudizio la presidenza del Consiglio, il ministero dell’Economia e la Banca d’Italia per la restituzione dei gioielli della Corona, custoditi in un caveau della stessa Banca d’Italia dal giugno 1946.

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