Migranti: ancora in alto mare la modifica degli accordi di Dublino, ma intanto la Ue finanzia la Libia

Un documento «restricted» redatto dai vertici militari dell’operazione navale europea Eunavformed ci svela che dal 2015 l’Unione Europea ha riversato 455 milioni di euro attraverso il Fondo fiduciario per l’Africa. Compilato dal contrammiraglio della marina italiana Stefano Turchetto, capo della missione di sorveglianza per l’embargo sulle armi (Operazione Inni), il testo raccoglie i contributi di altri ufficiali operativi.

La Commissione europea e il Servizio per l’azione esterna dell’Ue per bocca del portavoce Peter Stano hanno confermato che l’Ue è determinata a formare il personale della guardia costiera e rafforzare la capacità della Libia di gestire una vasta area di ricerca e salvataggio del Mediterraneo.  Il portavoce ha precisato: «Quando si tratta di migrazione, il nostro obiettivo è salvare la vita delle persone, proteggere i bisognosi e combattere la tratta di esseri umani e il traffico di migranti».

Ma in realtà la politica dell’immigrazione e dell’accoglienza solidale in Europa non ha fatto alcun passo in avanti, Tutto resta sulle spalle di Italia e Grecia soprattutto, di Malta e Spagna in minor misura. e la Ue non sta facanedo alcun passo in avanti per rettificare gli accordi di Dublino, come chiede da tempo l’Italia, scaricando ancora responsabilità sui paesi di prima accoglienza.

Occorre che, a livello europeo, si arrivi a definire un modo equo e corretto per la revisione del regolamento di Dublino. Sia pur con tempi dilatati la Commissione ha inviato al Consiglio e al Parlamento una proposta di riforma che è ora in discussione alla commissione competente, la LIBE. Ed è una proposta che, peggiora di molto quella votata dal Parlamento di Strasburgo nel 2017 e  va in direzione antitetica tanto ai principi umanitari di cui pontifica l’Europa dei diritti quanto agli interessi dell’Italia.

La questione è la ripartizione più equa dei richiedenti asilo che gravano sui Paesi di primo approdo, la risposta è un meccanismo facoltativo (non più obbligatorio come prima), in cui i governi che non vogliono prendere la loro quota di profughi possono alternativamente investire soldi in paesi terzi disposti a fermare i flussi o finanziare il rimpatrio degli irregolari. Poniamo per dire che la Polonia rifiutasse di accogliere la sua parte di rifugiati: avrebbe comunque la chance di compensare l’Italia aiutandola economicamente a rimandarli a casa. La riforma così pensata aumenterebbe il carico sui Paesi di primo ingresso Sarebbe ora che il nostro governo, forte anche dell’autorevolezza che vanta a livello europeo,  prendesse in mano la riforma di Dublino e spingesse per la sua realizzazione in tempi brevi, ma con modalità più favorevoli al nostro Paese. Ma forse Draghi, in questo momento storico, deve forzatamente pensare alla lotta alla pandemia ed è distratto dalle alchimie politiche per la elezione del Capo dello Stato, nella quale è coinvolto personalmente. Poi, forse, potrà cominciare a trattare lo scottante problema dell’accoglienza e dell’immigrazione, per il quale, a livello europeo, la ministra Lamorgese è stata praticamente lasciata sola e perciò non è riuscita a portare a casa risultati soddisfacenti.

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