Scioperi nei servizi pubblici essenziali, ne rispondono amministratori pubblici e funzionari responsabili

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Un atto d’indirizzo del procuratore Generale della Corte dei Conti e alcune delibere della Commissione di Garanzia sugli scioperi possono dare una sterzata importante alle responsabilità di amministratori e funzionari degli enti locali in caso di scioperi che turbano i settori dei servizi pubblici essenziali, affidati alle municipalità. Nel corso della mia ventennale attività di prefetto in quattro regioni e 8 province d’Italia mi sono trovato millanta volte a intervenire per definire controversie fra sindacati rappresentativi di personale che operava in società collegate ai comuni che fornivano servizi essenziali e amministrazioni locali. Solo l’intervento del prefetto spesso riusciva a evitare danni derivanti dallo sciopero per i cittadini, ma talvolta la controversia sfociava invece nello sciopero. Senza che nessuno, come spesso succede in Italia, risalisse alle responsabilità che stavano a monte della situazione per individuarne la fonte e gli enti o persone che non erano intervenute a dovere.
Adesso i due atti citati indicano un nuovo indirizzo secondo il quale i dirigenti degli enti locali e delle municipalizzate che per inerzia o incompetenza o inadeguatezza portano i lavoratori dei servizi pubblici essenziali a scioperare, potranno essere perseguiti per danno erariale. E la nuova frontiera della lotta alla cattiva amministrazione che vede unite la Commissione di Garanzia sugli scioperi e la Corte dei Conti. Presso il Garante è già stata costituita una struttura di monitoraggio, sarà quest’ultima a segnalare ai magistrati contabili casi e situazioni “sospette”. Ieri il Procuratore Generale della Corte dei conti, Angelo Canale, ha emesso l’atto di indirizzo che dà il via alla collaborazione tra i due organismi ai fini della valutazione di un eventuale danno erariale a carico di sindaci, assessori e dirigenti responsabili del servizio pubblico o del subappalto. Non è stata una decisione presa a cuor leggero, tanto che nel comunicato si sottolinea che l’atto di indirizzo è stato emesso al termine di «un lungo e proficuo confronto». «Si tratta di un passo di grande importanza, poiché viene chiarito per la prima volta che, nella filiera degli appalti pubblici di servizi, gli scioperi e il danno alla collettività che ne consegue possono essere imputati a precise responsabilità delle amministrazioni locali nella loro veste di stazioni appaltanti» sottolinea una nota congiunta.
Lo scorso anno, secondo gli ultimissimi dati della Commissione di Garanzia in via di pubblicazione, nel settore dell’igiene ambientale, ad esempio, su 220 scioperi proclamati ben 202 (il 92%) sono stati causati dall’esasperazione dei lavoratori che da mesi, in alcuni casi anche cinque o sei, non ricevevano la busta paga. E spesso la colpa non era delle aziende che si erano aggiudicate l’appalto, ma dell’amministrazione comunale che non pagava il dovuto, mettendo in difficoltà sia le aziende che i lavoratori. L’altro 8% degli scioperi è stato causato da situazioni di dumping contrattuale nei confronti dei lavoratori delle aziende subappaltatrici con paghe inferiori del 30/40% rispetto al contratto di settore. Situazioni spesso consentite da bandi di gara nei quali è stata “dimenticata” la clausola sociale. Ora gli esperti del Garante sugli scioperi potranno chiedere all’amministrazione comunale il perché dell’aggravarsi del conflitto, e se il motivo non li convince, trasmettere il tutto alla magistratura contabile che poi continuerà le sue verifiche e deciderà se procedere con la contestazione del danno erariale. Dire sic et simpliciter: «le casse comunali sono vuote», non sarà sufficiente. Bisognerà anche dimostrare di aver fatto il possibile, con tutte le azioni necessarie, per riempirle quelle casse. E quindi: aver riscosso canoni, tributi, multe; non aver dirottato fondi verso eventi e situazioni meno inderogabili, come ad esempio finanziamenti a sagre e fiere di paese. Nel comunicato stampa Garante-Corte dei Conti si fa l’esempio proprio del settore dei rifiuti e dell’igiene ambientale: «L’elevata conflittualità dipende – si sottolinea – dall’inaccettabile fenomeno del mancato pagamento delle retribuzioni ai lavoratori, derivato dalla mancata corresponsione del canone del servizio da parte del Comune appaltante che, per varie ragioni, tra cui la mancata riscossione del tributo locale, non dispone delle risorse economiche necessarie».
Al di là dei reati e delle violazioni palesi di norme, già ovviamente perseguibili, d’ora in poi quindi anche le “cattive pratiche” degli amministratori saranno sanzionate, soprattutto se sono causa di disagi ai cittadini, alle aziende e ai loro lavoratori. Rientra a tutti gli effetti in questa casistica anche l’inerzia, il non affrontare e risolvere il problema, lasciare marcire sulla scrivania fascicoli su fascicoli senza fornire risposte. Con la conseguenza poi che i disservizi, dai rifiuti che si accumulano e non vengono raccolti ai bus che non passano mai, finiscono tutti sulle spalle dei cittadini. Anche quelli che pagano regolarmente i loro tributi.
Anche all’interno dell’ente pubblico si dovrebbe individuare la responsabilità di chi non ha fatto quello che doveva e di chi ha ignorato i propri doveri. Gli enti in quanto tali non agiscono: soltanto coloro che li amministrano agiscono e quindi essi devono essere individuati quali responsabili. Una delle nostre piaghe principali è il venir meno del principio di responsabilità, dal momento che siamo diventati campioni nel fare a scaricabarile. Eppure dietro al cattivo funzionamento di ogni istituzione ci sono sempre soggetti in carne e ossa, con tanto di nomi e cognomi. Non sarebbe male che ogni tanto venissero alla luce e venissero chiamati a rispondere dei loro errori.

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