Incontro sindaci e vescovi a Firenze, Bassetti: “Lavoriamo per la pace in Ucraina e nel Mediterraneo. Nel nome di La Pira”

Il cardi9nale Gualtiero NBassetti e il sindaco Dario Nardella firmano la “Carta di Firenze”

FIRENZE – Non è potuto venire il Papa. L’intervento finale dell’incontro fra vescovi e sindaci del Mediterraneo, a Firenze, è quindi stato affidato al cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana. Firenze Post lo riporta integralmente, come contributo di riflessione e di dibattito.

Cari sindaci, cari confratelli,  cari amici e care amiche, 

confesso che ho un’emozione forte nel parlarvi a conclusione di quest’incontro. Sento  sopra di me la responsabilità di aver promosso quest’evento insieme al Sindaco di Firenze, Dario Nardella: al quale va tutta la mia sincera e commossa gratitudine per l’impegno  profuso e la passione autentica con cui si è speso per la riuscita di questa iniziativa. Sento  la responsabilità di aver coinvolto e condiviso questo progetto con il pastore della Chiesa  di Firenze, il caro Cardinale Giuseppe Betori, che ci ha accolti con calore e premura.  

Tuttavia, sento ancora più responsabilità, perché il Santo Padre mi ha affidato il compito di  concludere quest’assemblea congiunta. Purtroppo, oggi, non è qui con noi per un forte  dolore al ginocchio che Lo costringe a ridurre al minimo le Sue attività. Lo ricordiamo con  affetto e Gli assicuriamo la nostra vicinanza e il nostro sostegno, ricordandolo in particolar  modo con il Suo messaggio di pace: «Ogni guerra lascia il nostro mondo peggiore di come  lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa,  una sconfitta di fronte alle forze del male». 

Grazie, Beatissimo Padre, Le auguriamo una pronta guarigione.  Cari amici e care amiche, in queste mie poche parole conclusive, vorrei mettere in evidenza  quattro elementi che a me sembrano di grande importanza e possono rappresentare una  sintesi di questo nostro convenire.  

Innanzitutto, la storia. Quello che abbiamo vissuto – e che ancora stiamo vivendo – è stato  un grande momento storico. Questo è un punto decisivo, che voglio sottolineare con forza.  Dobbiamo assumere la consapevolezza, tutti quanti, sindaci e vescovi, esperti e volontari,  che questi giorni stupendi, in cui ci siamo potuti confrontare e ascoltare, hanno  rappresentato qualcosa di nuovo e di profondamente diverso rispetto al passato. Questi  giorni hanno dato vita, infatti, a un appuntamento straordinario e mai verificatosi prima:  vescovi e sindaci del Mediterraneo si sono ritrovati insieme e, mossi da una reciproca  volontà di ascolto, si sono prima confrontati e poi hanno siglato una dichiarazione comune.  Non era scontato, non era dovuto, ma si è realizzato. E questo è meraviglioso! Mentre una  folle guerra scoppia in Ucraina portando morte e distruzione, l’orologio della storia ha  fermato le sue lancette a Firenze ed è suonata l’ora della pace e del dialogo

Si tratta, però, di una storia complessa che non nasce quattro giorni fa e non ha origine neanche nel 2020 a Bari. Nasce molto prima ed è una storia che, in gran parte, ci sovrasta  e oltrepassa i nostri progetti e le nostre volontà. Un’antica profezia ha, infatti, percorso  tutto il Novecento ed è arrivata fino ai giorni nostri: il Mediterraneo diventerà un luogo di  pace. Un mare che unisce e non divide. Nella visione di Giorgio La Pira il cosiddetto mare  nostrum è, infatti, il «grande lago di Tiberiade» in cui si affacciano le civiltà che  appartengono alla «triplice famiglia di Abramo». Il loro incontro, dopo secoli di divisione,  può cambiare la storia non solo del Mediterraneo, ma del mondo intero. Lasciatemelo dire:  Dio ci ha chiamato qui a Firenze. Contro ogni avversità, contro ogni difficoltà, contro ogni  guerra. Spes contra spem, come avrebbe detto Giorgio La Pira. 

Il secondo elemento su cui voglio soffermarmi è proprio Giorgio La Pira. Questo nome ha  risuonato molte volte, sia tra i sindaci, sia tra i vescovi. Bisogna chiedersi allora, a distanza  di più di 40 anni dalla sua morte, chi è stato La Pira e perché oggi è così importante. La Pira può essere definito in tanti modi diversi: un politico, un professore universitario di  diritto romano, un terziario domenicano oppure un terziario francescano. In moltissimi,  ancora oggi, a Firenze lo ricordano come il «sindaco santo». Ognuna di queste definizioni è  senza dubbio vera. A mio avviso, però, La Pira è stato un cristiano autentico, un profeta dei  tempi moderni e, in definitiva, un mistico prestato alla politica. Un mistico che non aveva  alcuna attrazione per il potere, ma una dedizione totale per gli ultimi e un amore sconfinato  per la Chiesa. 

Da sacerdote e, soprattutto, da Rettore del Seminario ho avuto modo di parlare molte volte  con La Pira. Nelle sue conferenze era un fiume in piena: una fonte inesauribile di sapienza,  di citazioni erudite e di continui aneddoti della sua vita politica. Quando mi è capitato di  accompagnarlo per strada a Firenze verso la sua dimora sembrava di assistere a una  continua processione di fiorentini che lo fermavano ad ogni angolo della città e vedevano  in lui, non solo il sindaco, ma qualcosa di molto più profondo: scorgevano nella sua persona  il testimone autentico di una cristianità che si faceva prossima ai cittadini. Non quindi un  funzionario pubblico, ma un servitore sincero del popolo. Una volta una donna anziana,  segnata nel corpo e nell’abbigliamento dalle piaghe della miseria mi disse: «Il professore  da molti non è capito, lo capiamo soltanto noi poveri». 

La Pira per i poveri non fu soltanto un benefattore ma un autentico maestro di vita. Su  questioni come la casa ai senza casa, il lavoro ai senza lavoro, il pane ai senza pane, non  esitò più volte a giocarsi tutta la carriera politica. Metteva in campo tutto se stesso perché  ciò che lo muoveva era sempre e soltanto il Vangelo. Nessuna ideologia politica albergava nelle sue azioni e se volessimo scegliere alcune pagine  evangeliche che ispirarono le sue azioni, queste vanno rintracciate, senza dubbio, nel  discorso di Gesù sul giudizio universale del capitolo 25 di Matteo e nella parabola del  Samaritano narrata da Luca. 

E allora perché oggi è importante La Pira? Perché egli è stato un uomo libero che ha avuto  il coraggio di sostenere opinioni scomode senza mai scendere a patti con la mentalità di  questo mondo. L’ex sindaco di Firenze ha sempre cercato il bene delle famiglie e dei  giovani, dei poveri e degli emarginati, degli indifesi e degli ultimi della società. Senza mai  lasciarsi tentare dall’arroganza del potere, dal consenso facile, dall’odio verso chi è diverso,  dalla corruzione e dalla malavita. La Pira è dunque, ancora oggi, un modello di spiritualità 

Il terzo elemento su cui voglio soffermarmi è proprio il Mediterraneo. Che splendida follia  abbiamo fatto organizzando questo Incontro a Firenze! Parlare del Mediterraneo, oggi,  significa guardare il mondo da un angolo visuale molto particolare. Anche se non si può dire  che è la zona geopolitica più importante del pianeta, si può affermare, però, che il  Mediterraneo rappresenta uno dei crocevia politico-culturali più rilevanti della Terra. Sia  per il ricchissimo deposito di storia che ha alle spalle, e sia perché in questo bacino – che in  molti hanno anche visto come un grande lago – confluiscono non uno, ma ben tre  continenti: Asia, Africa ed Europa. 

Tre continenti con tradizioni culturali differenti, con una storia politica conflittuale ma  anche con forti punti di interconnessione. Ne indico due: le città e le chiese. Il  mediterraneo, infatti, è stato storicamente un luogo di transito e di commerci. Non solo  scontro militare, non solo frontiera politica, ma anche luogo di incontro tra le città delle  coste e tra le comunità religiose. Non possiamo dimenticare infatti che il cristianesimo ha  infatti un’origine e uno sviluppo intrinsecamente mediterraneo: la sua epifania si colloca  proprio sulla sponda orientale di questo mare. 

Per questi motivi le città e le comunità religiose hanno di fronte una grande sfida: l’unità del Mediterraneo. Mai come oggi, quando la società sembra sgretolarsi fino a farsi liquida,  è tempo di costruire l’unità. Questa è un valore che ha un significato profondo. Essere uniti  non significa essere unanimi, ma vuol dire essere complementari e collaboratori. Uniti in  unico corpo, composto però da tante parti diverse. Da qui nasce la grande funzione storica  delle città secondo la visione di La Pira: esse devono «collaborare alla unità del mondo, alla unità delle nazioni» costruendo «un sistema di ponti che si estenda in tutto il mondo» e  che realizzi «le città unite», ovvero l’altro volto delle «nazioni unite». 

«Abbattere muri, costruire ponti»: questa è la splendida immagine elaborata da La Pira.  Un’immagine che mutuò da quello che vide al Cairo nel 1967 dopo aver incontrato il  presidente egiziano Nasser. In quell’occasione scorse «una squadra di operai abbattere i  muri che erano stati costruiti davanti alle porte dell’albergo, come strumenti di difesa  antiaerea». In quel gesto percepì il simbolo di una grande azione politica e culturale.  Bisognava abbattere «il muro della diffidenza» tra i popoli e costruire ponti di dialogo tra  le genti». 

E questa è ancora oggi la nostra sfida per il futuro: costruire ponti di dialogo tra le genti del  Mediterraneo. Unire ciò che è stato diviso per secoli. Unire in nome della fratellanza umana  come ci ricorda il documento di Abu Dhabi. Unire per la pace: una sfida epocale. Oggi, infatti, e vengo al quarto e ultimo elemento di riflessione, ci troviamo di fronte a un  «crinale apocalittico della storia», come diceva La Pira, e abbiamo un impellente bisogno  di pace e fraternità nel Mediterraneo. Bisogna dirlo con forza e con coraggio: noi vogliamo costruire la pace! La vogliamo per le nostre città, per le nostre comunità religiose, per le  nostre famiglie, per i nostri figli. La pace è un valore che non si può barattare con nulla.  Perché la vita umana non si compra e non si uccide! Questo è il nostro sogno: la pace tra  tutti i popoli.

Don Tonino Bello diceva che «battersi per la pace vuol dire liberare l’uomo dall’intrico della  miseria, dal viluppo della massificazione, dalle grinfie rapaci del potere, dalle seduzioni  involutrici del falso benessere». Oggi abbiamo bisogno di pace sociale nelle città e nel  nostro mare. Il Mediterraneo, infatti, come ha ricordato papa Francesco, è diventato il «più  grande cimitero d’Europa». Negli ultimi anni, migliaia di uomini, donne e bambini hanno  perso la vita solcando questo mare in cerca di una vita migliore o in fuga da una guerra.  Questa emergenza drammatica ci interpella profondamente come cristiani e come persone  umane. Non possiamo rimanere indifferenti rispetto al grande flusso migratorio che ormai  da tempo caratterizza il Mediterraneo. Dobbiamo perciò soccorrere e aiutare. Ma  dobbiamo anche capovolgere il paradigma e la narrazione delle migrazioni: esse vanno  viste non solo come un problema ma come una grande opportunità. Un’occasione per  trasformare le nostre città in luoghi di accoglienza e di ospitalità

Oggi, però, un’altra emergenza scuote i nostri cuori. Le notizie drammatiche e le immagini  ancor più inquietanti che provengono dall’Ucraina ci raccontano di una tragedia  umanitaria a cui non avremmo mai voluto assistere. Il mio pensiero e la mia preghiera vanno verso tutte quelle persone che adesso si trovano nei rifugi sotterranei e a coloro che  stanno fuggendo. A tutti coloro che stanno combattendo vorrei usare le parole semplici di  un vecchio sacerdote: vi prego, vi scongiuro, fermatevi! In nome di Dio, no alla guerra! 

Cari amici e cari amiche, vi ringrazio del meraviglioso lavoro che abbiamo fatto tutti insieme  e mi permetto di evidenziare un ultimo aspetto: l’importanza della Carta di Firenze.  Portatela nelle vostre città, nelle scuole, nelle comunità religiose, nelle parrocchie.  Divulgatela ma soprattutto incarnatela nella vostra vita. Quella carta infatti è la  testimonianza, non solo simbolica, che esiste una coscienza mediterranea. Quella carta è  un patto sociale, un patto di amicizia sociale. La Carta di Firenze è un raggio di luce nell’ora  più buia. 

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