Draghi a Strasburgo chiede modifiche per l’accoglienza dei migranti, ma l’Europa resta sorda

Nel discorso alla plenaria di Strasburgo, il premier Mario Draghi ha definito «inadeguate» le regole europee sull’immigrazione, un concetto non nuovo, che Draghi aveva già espresso nel Parlamento italiano nel febbraio 2021, quando chiese la fiducia alle Camere per il suo governo.

La ripetizione della richiesta e dell’appello segnala che, evidentemente, in quindici mesi nulla si si è mosso in Europa su questo fronte, nonostante l’autorevolezza internazionale del presidente del Consiglio, che però non riesce a promuovere quella solidarietà per l’accoglienza di cui l’Italia avrebbe assoluta necessità. Non è stato certo un bel segnale il fatto, documentato da foto e servizi televisivi, che ad ascoltare il suo discorso a Strasburgo ci fosse un’aula semivuota, che per di più non ha sottolineato minimamente il tema immigrazione sul quale Draghi si era così espresso: «È necessario definire un meccanismo europeo efficace di gestione dei flussi migratori che superi la logica del Trattato di Dublino. Dobbiamo rafforzare e rendere efficaci gli accordi di rimpatrio – ha aggiunto – ma dobbiamo anche rafforzare i canali legali di ingresso nell’Ue. In particolare, scoglio insuperabile, qualsiasi revisione necessita del voto di tutti i 27Stati membri. E i governi meno esposti al fenomeno si oppongono dobbiamo prestare maggiore attenzione al Mediterraneo, vista la sua collocazione strategica come ponte verso l’Africa e il Medio Oriente». Parole e richieste giuste, ma cadute ancora una volta nel nulla, almeno per ora.

Fratelli d’Italia attacca Draghi: «Richiamarsi alla modifica del Trattato di Dublino e a un potenziamento dei rimpatri, come si fa da 8 anni e senza esito, non basta» afferma la deputata Ylenja Lucaselli. «C’è una serie di fattori che stanno peggiorando le condizioni di vita in Africa: tensioni belliche, fattore climatico, crisi alimentare dovuta allo stop del grano dall’Ucraina. Tutto questo rende l’Europa, e prima di tutti l’Italia, potenzialmente destinazione di un esodo». Occorrerebbe peraltro una modifica dei Trattati Ue, che richiederebbe l’unanimità del 27 Paesi membri. E sull’immigrazione gli Stati meno esposti ai flussi migratori (quelli del Nord Europa e il gruppo Visegrad) fanno da sempre orecchie da mercante, rinfacciando ai Paesi di primo approdo. come l’Italia, di non applicare criteri rigidi sugli ingressi, spalancando i porti.

Un problema di difficile soluzione anche per Draghi, che per ora passa in second’ordine, sovrastato dalla guerra in Ucraina, ma che prima o poi dovrà trovare una regolamentazione condivisa che permetta la distribuzione e l’inserimento equo dei migranti nei territori dell’intera Europa. Un po’ come si sta facendo con i profughi ucraini, che vengono accolti e sistemati alla svelta, anche perché, a differenza degli altri arrivi, si attivano essi stessi, attraverso parenti, per trovare subito una sistemazione, anche provvisoria. Ma è necessario intervenire alla svelta, per evitare disagi e conflitti sociali in Paesi già resi fragili da due anni di pandemia, che non possono permettersi di far cadere nella povertà una quota rilevante dei propri cittadini, come sta accadendo in molti Stati, anche in Italia.

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