Sicurezza urbana: competenze e rapporti fra sindaci, prefetti e la politica nazionale

La preannunciata (ma crediamo non realizzata visto lo sviluppo delle indagini) iniziativa del sindaco di Firenze, Dario Nardella (l’intenzione di telefonare alla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, dopo la sparatoria di oggi, 19 maggio 2022, alle Cascine), volta alla tutela della sicurezza dei cittadini fiorentini, rivela un positivo ardore del primo cittadino che cerca di agire in tutti i modi per eliminare rischi e pericoli per la sicurezza, ma fa tornare in primo piano il problema delle competenze di sicurezza in ambito locale.

Infatti da molto tempo, da quando i sindaci si sentono ultralegittimati dal sistema di elezione diretta e da quando esistono le 14 città metropolitane e, di conseguenza, i sindaci metropolitani, questi ultimi – naturalmente non tutti – credono di poter dirigere la politica della sicurezza urbana contattando direttamente l’autorità politica e saltando a piè pari le competenti autorità statali. Trovando spesso accoglienza da parte della politica, in questo caso del ministro dell’Interno, che in tal modo delegittima i suoi rappresentanti in periferia. E la circostanza – strana ma non troppo – è che questi comportamenti si riscontrino più spesso nei ministri tecnici che nei ministri politici. Non ho memoria di ministri quali Napolitano, Pisanu, Minniti che abbiano preso accordi diretti con i sindaci mettendo in secondo piano i prefetti e, conseguentemente, anche i questori.

Ora, per l’ennesima volta (ricordo i precedenti interventi prima con Salvini e poi con Lamorgese, che sono valsi a ottenere nuove unità operative delle forze dell’ordine) Nardella, subito dopo la sparatoria alle Cascine, ha proclamato di voler contattare direttamente la Ministra probabilmente per risollevare il problema della sicurezza in città. Sembra quasi che non esista più il Comitato provinciale per l’Ordine e la sicurezza pubblica o l’attuazione degli specifici accordi già sottoscritti e perfezionati nel tempo per risolvere il problema, ma occorra sempre rivolgersi alla politica, un vizio che per i politici locali è duro a morire.

Facciamo brevemente il punto. Stiamo parlando del tema della sicurezza urbana, che è regolata da una legge, che definirei legge-quadro, la quale dispone (art. 5) che gli interventi prioritari per la gestione della sicurezza urbana possano essere individuati e realizzati attraverso appositi patti territoriali, sottoscritti fra le parti.

La normativa nazionale prevede che la competenza in materia di ordine e sicurezza pubblica e di contrasto alla criminalità appartiene allo Stato, che la esercita attraverso il Prefetto, quale autorità provinciale di pubblica sicurezza, che a sua volta si avvale del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. A questa disposizione generale ha fatto seguito il citato D.L. 20 febbraio 2017, n. 14, convertito con L. 18 aprile 2017, n. 48 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città), che prevede, fra l’altro che il Comitato metropolitano sia in sostanza copresieduto da prefetto e sindaco.

Ovviamente resta intatto il compito primario dell’amministrazione comunale di rappresentare le istanze di sicurezza dei cittadini che vivono sul proprio territorio e assumere tutte le iniziative di prevenzione sociale per la vivibilità e la qualificazione dei luoghi che possono concorrere ad attenuare e circoscrivere i fenomeni di disagio sociale. Iniziative che il comune di Firenze ha adottato, potenziando la videosorveglianza in città, stimolando la collaborazione delle associazioni, predisponendo anche un potenziamento degli organici del Corpo di polizia municipale, la cui collaborazione in tema di sicurezza urbana è essenziale.

Già nel 2020 il ministro Lamorgese organizzò un incontro in videoconferenza con i sindaci delle città metropolitane nel corso del quale prese atto della richiesta dei sindaci di rafforzare la sicurezza urbana, con particolare riferimento, allora, ai controlli serali e notturni nei quartieri della “movida”. Il ministro sottolineò la necessità di proseguire la stretta collaborazione con le amministrazioni locali anche al fine di condividere strategie in tema di sicurezza nelle grandi città, per elaborare ulteriori proposte da valutare insieme al governo.

In questo quadro l’iniziativa di Nardella pare essere utile e costruttiva, se il sindaco eviterà, come spesso son tentati i politici locali, di privilegiare un rapporto personale e diretto con la politica nazionale, uscendo dai binari istituzionali. In un momento nel quale la politica nazionale non dà proprio segni di correttezza istituzionale e di collaborazione costruttiva, sarebbe bene che il buon esempio partisse proprio da una città come Firenze.

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