Evasione fiscale monstre in Italia, 1.100 miliardi sottratti al fisco. Siamo primi in Europa

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Ormai ho settantacinque anni e perciò posso dire di averne viste di tutti i colori nelle vicende italiane, per 40 anni da un osservatorio privilegiato quale quello delle prefetture e per quattro anni dalle finestre di un’istituzione adesso nell’occhio del ciclone quale la Commissione Ue a Bruxelles.

Ho sempre parlato prevalentemente di questioni di sicurezza, di politica, di amministrazione locale e di riforme della pubblica amministrazione, ma in questi giorni ho riflettuto sulla circostanza che una delle questioni che angustiano la nostra repubblica e non sono state ancora risolte, nonostante schiere di ministri, direttori generali, esperti si siano dedicati a questo tema, è proprio l’enorme evasione fiscale che nessuno è mai riuscito a frenare. E neppure l’uomo della provvidenza, ormai sceso dal suo piedistallo, Mario Draghi, ci sta riuscendo.

Ricordiamo anche i tentativi di Renzi e del suo governo, con i cambi al vertice dell’Agenzia delle entrate che, succedutisi nel tempo, non hanno mai condotto a risultati decisivi. Leggi, regole, paradisi fiscali e tutela della privacy l’hanno fatta finora da padroni proteggendo gli evasori e punendo con ciò i contribuenti onesti.

Proprio in questi giorni Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate – intervenendo al Festival dell’Economia di Torino per presentare il suo libro Uguali per Costituzione – ha parlato dell’attuale situazione della riscossione in Italia, «Gli evasori sono 19 milioni, sappiamo chi sono» e ha descritto la strategia per «rimettere in carreggiata gli evasori». «La pena detentiva per chi non paga le tasse non mi ha mai convinto. Preferisco mettere in carcere l’evasore, così poi fallisce l’attività o farlo lavorare finché non ripaga la collettività? Non credo convenga», ha spiegato Ruffini.

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha ricordato come il cosiddetto “magazzino”, ovvero l’insieme di tutti i debiti da riscuotere (non solo tasse ma anche a multe stradali ed altre partite) sia arrivato ormai a 1.100 miliardi. L’Italia è il Paese europeo con la più alta evasione fiscale con 30 miliardi di euro all’anno. Per liberare il magazzino dei crediti che non si riescono a incassare, il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha ribadito che c’è «in programma l’attuazione degli istituti della rateizzazione, c’è il completamento della rottamazione in corso». Ma sono sistemi e metodi ormai vecchi che non hanno sortito finora effetti positivi.

Le statistiche Ue dimostrano che già nel 2019 l’Italia si confermava prima in Europa per l’evasione Iva in valore nominale, con perdite per lo Stato di 30,1 miliardi di euro, mentre era quinta per il maggior divario tra gettito previsto e riscosso con il 21,3%, dietro solo a Romania (34,9%), Grecia (25,8%), Malta (23,5%) e Lituania (21,4%). Il rapporto sull’Iva della Commissione Ue sottolineava come l’Unione abbia perso 134 miliardi nel 2019, confermando che lo sport dell’evasione non è soltanto italiano.

Si spera adesso nell’informatica e nelle possibilità di accesso delle autorità governative ai conti correnti degli italiani, in modo da scoprire in questo modo, attraverso una sorta di Grande Fratello, le evasioni diffuse e clamorose. Il sistema del green pass escogitato da Draghi e Speranza è stato il primo esempio di come il governo possa controllare spostamenti e azioni degli italiani. E su quest’esempio si sta avviando anche il fisco.

Manca ancora il via libera definitivo da parte del garante della privacy ma, quando questo arriverà, la Guardia di finanza sarà in grado di accedere ai dati finanziari dei contribuenti al fine della lotta all’evasione fiscale. L’archivio rapporti finanziari, la banca dati dell’Agenzia delle Entrate con le informazioni su conti correnti, conti deposito e simili potrà essere consultato e incrociato con le risultanze degli altri database in possesso della Gdf, al fine di realizzare controlli ad alta efficacia.

Il meccanismo è previsto nel documento di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 26 maggio. Le verifiche saranno effettuate mediante il cosiddetto “anonimetro”, ossia un algoritmo automatico di pseudo-anonimizzazione dei dati.

In particolare, secondo il testo del decreto, “i dati contenuti nell’archivio dei rapporti finanziari sono resi disponibili dall’Agenzia alla Guardia di finanza, che li utilizza avvalendosi delle tecnologie, delle elaborazioni e delle interconnessioni con le altre banche dati di cui è titolare”: saranno dunque disponibili alle forze dell’ordine i dati su patrimonio mobiliare e immobiliare, pagamenti, versamenti, compensazioni. Inoltre, faranno parte delle informazioni consultabili dalla Gdf anche quelle relative agli indicatori di rischio fiscale attribuiti o attribuibili ai soggetti.

Dopo la caccia ai no vax, scatenata dal ministero della salute, che va ancora avanti incrociando i dati di Agenzia delle Entrate e Asl, partirà, attraverso la stessa metodologia, la più giustificata e meritoria caccia all’evasione fiscale, con la speranza che questa volta Ruffini e Franco abbiano più successo rispetto ai loro predecessori. Si punta a realizzare così l’equità del prelievo fiscale, che sarebbe uno dei fondamenti della nostra Costituzione, tante volte citata a proposito della tutela della sola salute. Sarebbe un successo che consentirebbe allo Stato d’intervenire per rimediare ai guasti della pandemia e della guerra in Ucraina, che il governo dei migliori ha potuto alleviare soltanto in minima parte.

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