Spread balza a 213 punti, ai massimi dal maggio 2020. Rendimento Btp sale al 3,41%

Un operatore di Borsa di una banca davanti ai monitor, ANSA / MATTEO BAZZI

MILANO – Lo spread è risultato in netta crescita nella giornata odierna, raggiungendo i 213 punti, mentre aumentano le aspettative per un inasprimento monetario da parte della Banca centrale europea (BCE). L’obbligazionario italiano perde molto terreno e fa peggio delle controparti, con il differenziale tra BTP e Bund che è tornato a livelli che non si vedevano da maggio 2020. A pesare sull’andamento dei bond a livello globale è stato anche il report sull’occupazione USA a maggio, con un mercato del lavoro rigido che, insieme al livello elevato dei prezzi al consumo, potrebbe supportare un atteggiamento hawkish della Federal Reserve

“Le dinamiche del mercato del lavoro negli USA come finestra sullo stato dell’economia e sull’inflazione a breve termine, lo slalom Russo ai molteplici impegni che ne potrebbero decretare il default, le vendite omogenee dei titoli di Stato dell’Eurozona con la conseguente impennata dei rendimenti e le speculazioni sul dinamismo della riduzione della politica monetaria espansiva delle Banche Centrali sono stati i temi cardine della settimana”, hanno commentato gli specialisti di MTS.

Il rendimento del BTP decennale italiano chiude la giornata in aumento di oltre 10 punti base con, a 3,41% da 3,30% della precedente chiusura. Il differenziale tra rendimento del BTP decennale italiano e il Bund decennale tedesco ha terminato la seduta a quota 213 punti base dai 204 della chiusura precedente. Nel corso della seduta lo spread ha oscillato tra un minimo di 202 toccato alle 9.30 e un massimo di 213 alle 17.15, prima di perdere marginalmente terreno fino alla chiusura.

Occhi puntati anche sul prossimo meeting della BCE, in programma la settimana prossima, nel quale potrebbero emergere le istanze dei falchi. I banchieri centrali si troveranno a prendere una decisione sulla normalizzazione monetaria dopo un’inflazione record all’8,1% nell’eurozona, con i mercati che sono passati a prezzare almeno un incremento dei tassi da 50 punti base in uno dei meeting da qui a ottobre.

E’ svanito da tempo l’effetto Draghi, sul quale puntava l’Italia per risalire la china della crisi. Ormai neppure i mercati finanziari prestano molta fiducia nel nostro paese.

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