Ucraina: tre navi cariche di grano partite per Turchia, Irlanda e Regno Unito. Zelensky contro Amnesty International

ROMA – Dal telegiornale europeo Euronews traiamo due notizie interessanti che riguardano la situazione dell’Ucraina.

GRANO – Il ministero della Difesa turco ha confermato la partenza questa mattina, 5 agosto, di altre tre navi cariche di cereali da porti ucraini. Si tratta delle navi Navistar, Rojen e Polarnet. La Navistar e la Rojen sono partire dal porto di Odessa, mentre la Polarnet dal vicino porto di Chornomorsk. Quest’ultima è carica di mais ed è diretta in Turchia . Mentre le altre due sono dirette rispettivamente in Irlanda e nel Regno Unito. Lunedì aveva lasciato il porto di Odessa una nave carica di cereali, la prima da quando a fine febbraio la Russia ha invaso l’Ucraina.

Il ministro delle Infrastrutture ucraino, Oleksandr Kubrakov minimizza e sottolinea il bisogno di fare partire “100 navi al mese per essere in grado di esportare il volume necessario di prodotti alimentari”. L’export dovrebbe essere esteso anche a prodotti come i metalli, gli ha fatto eco il sottosegretario all’Economia.

È iniziato anche il flusso in senso contrario, è partita in mattinata da Istanbul la nave Fulmar S diretta in Ucraina per caricare cereali destinati all’esportazione. La conferma è giunta dal ministro della Difesa turco Hulusi Akar.

AMNESTY – Intanto continua la reazione dell’Ucraina contro Amnesty International. Sempre Euronews, in un servizio dal titolo significativo “Zelensky furioso con Amnesty”, testimonia che il presidente si è scagliato contro il rapporto pubblicato giovedì da Amnesty International, che accusa Kiev di aver violato il diritto bellico e messo a rischio le vite dei civili, posizionando lanciarazzi e sistemi d’arma in prossimità di edifici residenziali, trasformati così di fatto in bersagli per l’artiglieria russa.

Queste le affermazioni di Zelensky: “Oggi abbiamo visto un rapporto che purtroppo cerca di amnistiare lo Stato terrorista e di spostare la responsabilità dall’aggressore alla vittima. Non c’è nessuna condizione, nemmeno ipotetica, per cui qualsiasi attacco russo all’Ucraina diventi giustificato. Se pubblicate tali rapporti manipolativi, allora dovete condividere con loro la responsabilità della morte delle persone”.

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